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dercdi Marco D'Ercole

Condivido con voi la prima parte di un mio racconto!

«Io sono sempre stato il più forte, Io sono sempre stato il più furbo, Io sono sempre stato il più coraggioso, in ogni situazione.

Mi chiamo Lorenzo, ho sedici anni. Mi sa che avete capito da soli che odio la scuola, la famiglia e comunque i veri amici in fondo prima o poi si perdono.
Era l’8 settembre e purtroppo mi sarebbe ritoccato mettere la sveglia dopo tre mesi di dormite a volontà, avete capito bene, avrei dovuto mettere la sveglia, invece, mi sono detto: "Perché non dormire un po’ di più?"

Tutto d’un tratto mi sono sentito alzare dal letto e aprendo pian piano gli occhi mi sono ritrovato mia madre che mi stava urlando in faccia: “Cosa ci fai ancora a dormire!! fannullone! Sono le 8.30 e non sei ancora in classe!”. Ho spostato la testa verso sinistra e ho visto che effettivamente erano le otto e mezzo. Senza parlare ho fatto qualche passo verso l’armadio, ho buttato sul letto qualche vestito, e per le nove meno un quarto mi son ritrovato a girovagare per strada. Ecco che ad un certo punto sono andato a sbattere contro un signore “stai attento!” mi ha urlato, ed io senza dire una parola, con un solo sguardo l'ho spaventato facendolo allontanare velocemente. Sono ritornato a guardare le mattonelle, per terra. Può sembrare stupido, ma quelle mattonelle parevano avere qualcosa contro di me: ero io in fondo che ce l’avevo con loro, anzi con tutto il mondo!

Allora, sicuro di me, ho alzato la testa e a passo deciso mi son detto che non potevo farmi turbare da queste cose. In fondo io sono uno forte, io sono il forte! Ma non ero del tutto sereno, perché veramente, oltre alle mattonelle sembrava che tutto il mondo ce l’aveva con me, come io ce l’avevo con lui.
"Via dell’Inizio", eccomi davanti a quell’edificio assurdo. Perchè poi si chiamava "via dell’Inizio"? Ognuno gli dava un significato diverso, io gli attribuivo quello della noia. E' stato proprio questo il posto, in cui mi sono annoiato la prima volta: 1° settembre 2005, primo giorno di scuola elementare.

Ora, arrivato davanti a quella prigione, con quelle finestre così vecchie, quell’edificio grigio e buio, grande e vuoto la maggior parte del tempo, ho spinto la porta e sono entrato. “Giustificazione?” ha iniziato il collaboratore scolastico. “Ah, già” ho aggiunto io. Senza farmi vedere ho fatto la firma di mia madre sul libretto e gliela ho consegnata. “Iniziamo bene!” ha concluso il bidello.
Sono arrivato così davanti a quella porta senza colore. Stavo per entrare alla prima lezione dell’anno. Senza nemmeno bussare ho abbassato la maniglia e sono entrato. “Bella prof.!” ho urlato “spero che ti sono andate male le vacanze, vecchia!”, un ragazzo vedendomi arrivare vicino al suo banco in fondo all’aula si è alzato ed è andato al primo banco, lasciando il posto a me. Eccoli, i "soliti schiavi", i ragazzi buoni. Ho iniziato a guardarli  ad uno ad uno: tutti deboli!. Io invece da sempre sono stato il meglio, io sono sempre stato il più forte, Io sono sempre stato il più furbo. Io sono sempre stato il più coraggioso, in ogni situazione…
Finchè non è arrivato lui!» (continua...)

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