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Riflessioni di uno studente nel "Blog34"

di Lorenzo Micalizzi

Messina, 19 ottobre 2013 alle ore 14.47
"Per il nostro futuro" urlano i ragazzi con i megafoni...
Venerdì 11 Ottobre, una bella mattinata, né troppo calda, né troppo fredda...

Il corteo della manifestazione organizzata dal movimento studentesco Aula Aut si muove... Tanta gente... Cori da stadio... Ce n'è anche qualcuno riguardante la protesta... Ma sono frasi sentite tante di quelle volte da non fare più rumore... Il corteo si muove... Chiedo a dei ragazzi qua e là: "Perché manifestiamo?"... Un buon 70% non lo sa... Il resto ripete in maniera più o meno confusa quello che c'è scritto sul foglietto sgualcito della manifestazione che fino a qualche giorno prima girava per le scuole... Un ragazzo addirittura risponde, con il sorriso sulle labbra, che lo leggerà a casa... Il corteo si muove... Fino a piazza municipio... Continuo a chiedere in giro: "Perché manifestiamo?"... Stessa domanda, stesse risposte...

Circa 1000 gli studenti presenti... Qualcuno deve essersi perso per strada... Circa tre su quattro, dato che uno degli organizzatori ha parlato di "4500 studenti consapevoli"... Guarda dall'alto... Ed effettivamente guardare dall'alto non significa necessariamente guardare con attenzione... Continuo a chiedere: "Perché manifestiamo?"... Sorrisi imbarazzati... Odore di erba qua e là nell'aria...

E poi succede quello che non ci si aspetta. Le vere parole di protesta arrivano dall'istituzione, dallo Stato, dal sindaco che scende fra i ragazzi.
"Non c'è il giorno della lotta, ogni momento è il momento della lotta. Sarebbe bello creare dei centri di cultura ovunque, ma servono centinaia di milioni di euro e ne abbiamo solo 20. L'occupazione non deve diventare una prassi. Le scuole sono di tutti, costruite con i soldi di tutti. La scuola deve rimanere aperta. È il luogo dove cambieremo tutto. Dimostriamo che abbiamo la voglia di tenere aperta la scuola anche d'estate. Non è che facciamo quei 15 giorni di occupazione a dicembre tanto per cazzeggiare.

Le scuole devono essere aperte tutto l'anno, sempre. Solo così non ci fermeranno più". Cita anche Martin Luther King: "Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti". Un silenzio che non urla ai megafoni, un silenzio rivoluzionario, un silenzio chiave della "rivoluzione spirituale, culturale" come Accorinti stesso la definisce. La rivoluzione che cambia il mondo. Il sindaco chiude infine con un invito alla partecipazione. "Lavorare per la città è bellissimo, la politica è la cosa più spirituale che possa fare un essere umano". Già, "lavorare per la città", essere pronti a mettersi in gioco per crescere. Perché in questo momento di crisi, la rivoluzione e la partecipazione non stanno nei termini del cosa si pretende, ma del cosa si è disposti a fare, a dare.

 Già, "lavorare per la città", essere pronti a mettersi in gioco per crescere. Perché in questo momento di crisi, la rivoluzione e la partecipazione non stanno nei termini del cosa si pretende, ma del cosa si è disposti a fare, a dare.
Ed è ora di capirlo!

 È triste constatare che ancora nel terzo millennio la maggior parte dei ragazzi scende in strada senza sapere perché, al guinzaglio del
"Don Circostanza" di turno. Senza fare troppe ipocrisie, il giorno di vacanza piace a tutti. Ma la protesta inconsapevole non è inutile...
Peggio, è insensata e priva di credibilità. E contribuisce a fomentare il male dei mali: l'indifferenza. E forse, in fondo, anche i ragazzi lo sanno.. Nessuno si è fermato a guardare il corteo...


Tutti, o quasi, hanno continuato a camminare tranquilli sui marciapiedi, come se niente fosse. Perché è da 50 anni che scendiamo per le strade, che occupiamo le scuole, che ripetiamo gli stessi gesti vuoti in maniera più o meno consapevole. Purtroppo è diventata una prassi e non abbiamo più la simpatia della gente che, non vedendo nulla di nuovo, liquida le manifestazioni e le occupazioni pensando (giustamente) che si tratti dei "soliti quattro ragazzi che vogliono un giorno di vacanza". Non è un invito alla rassegnazione, ad abbassare la testa. Ma a prendere coscienza della protesta e del fatto che la protesta in sé necessita di un rinnovamento e lo grida a gran voce, una voce che ogni tanto riesce anche a coprire quella dei ragazzi con i megafoni che urlano "per il nostro futuro". Perché qui c'è in gioco qualcosa di più grande del "nostro futuro" : c'è il senso di una generazione che non sa quello che fa.

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