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Ancora non si sa perché Domenico, il ragazzo morto una settimana fa in gita scolastica, abbia fatto quel volo dalla finestra dell’albergo. I suoi compagni di classe sono scioccati, non parlano, non vogliono raccontare quello che è successo. Si è già escluso che il ragazzo fosse ubriaco. Meno male.

Anche perché non è poi così strano che in gita ai ragazzi sia concesso di tutto.

Nessuna polemica per carità. Solo che anche noi, la terza a del liceo scientifico, fra le più “secchione” di tutta la scuola, un paio di anni fa abbiamo rischiato grosso.

Capitale europea, fine anno, la gioia di godersi l’ultima estate senza esami. Partimmo spensierati. I primi giorni ci imposero un regime serrato di sonno-veglia: Il nostro bus ci scarrozzava per mezza città e il resto del tempo bisognava camminare e camminare. L’ultima sera, un sabato, i professori ci lasciarono liberi di goderci il centro. Le ragazze andarono a fare un po’ di shopping. Guardavamo ammirati le locandine delle discoteche. Provammo a entrare in un pub ma ci sbatterono fuori: ci voleva la maggiore età. Avevamo due ripetenti in classe nostra, ci dissero di non preoccuparci. Decidemmo di festeggiare comunque quest’ultima sera di gita. Scegliemmo di andare in discoteca “scappando” dall’albergo. Il problema sarebbero stati gli insegnanti. Non tanto quello di storia quanto quella di italiano. Uno di noi disse che non voleva venire con noi. Un altro si accodò a lui. Non gli piaceva la musica, dissero. Uno dei due ripetenti, tuttavia, sentenziò: «Tranquillo non piace neanche a me quella musica, e comunque festeggeremo già prima in albergo. Si sa in discoteca non ci si diverte se non si va ubriachi».b_400_0_16777215_00_images_ragazzi_fumatori.jpg

Riuscimmo a procurarci da bere attraverso i nostri amici maggiorenni. Birra soprattutto ma anche rum e vodka perché costava poco. Ce le dividemmo negli zaini.

Rientrati in albergo nessuno sospettava nulla. Ci demmo appuntamento per dopo cena in camera nostra, la camera più lontana da quelle dei prof.

Cominciammo a bere birra. C’erano anche delle ragazze. Noi maschi partimmo con le gare. Un nostro amico riusciva a scolarsi una lattina di birra in un sorso. Noi ci tentammo ma la sputavamo ogni volta. La camera faceva già schifo. Chi era un po’ più sobrio tentava di pulire. Passammo ai super alcolici. La metà di noi stava già male. Ci finimmo il rum e la vodka. Un nostro amico da ubriaco si era trasformato e ci faceva troppo ridere. Uno a un certo punto impose il silenzio. Ci volle un po’, perché appena qualcuno smetteva di ridere, qualcun altro riprendeva ancora più forte. «Ho portato questa», disse. Era una bottiglia di whisky. «Questa ce la dobbiamo gustare». Feci per aprirla. «No no aspetta, questa merita anche un’altra cosa». Tirò fuori dalla tasca una bustina. «Porro», fece esultante. «Chi vuole provare?». Mi tirai indietro, non sopporto chi fuma. «Devi fare una bella tirata di canna e buttar giù il whisky». Non c’ero molto con la testa, ma ero preoccupato. Il mio amico obbedì. Diventò subito bianco. Gli altri continuarono a fumare. Si vedeva che stava poco bene. Si buttò in terra. «Lascialo riposare, non regge niente». Da terra cominciò a vomitare. Ci allarmammo. La stanza puzzava di fumo, alcol e vomito. Lo prendemmo di peso e lo portammo in bagno. Vomitò più volte. Stava male. Non ricordo tanto perché quel fumo mi faceva girare la testa. Le ragazze cominciarono a pulire, aprimmo le finestre per far uscire il fumo. A una certa ora le risate erano belle che finite. Quando tutti se ne andarono misi  il mio amico a letto. Ricordo che non riuscivo a dormire, mi girava la testa maledettamente e c’era una puzza infernale.

Appena il mio amico riuscì ad addormentarsi corsi in bagno a vomitare. Non so com’ero riuscito a resistere.

Il giorno dopo tentammo di svegliarci all’ora giusta ma facemmo un sacco tardi. I miei compagni rischiarono di perdere l’aereo per colpa nostra.

Il giorno dopo con grande nostra sorpresa io e il mio amico fummo convocati dal preside. Eravamo ancora “distrutti”. Ci fece sedere. Fummo sospesi, in maniera esemplare, per una settimana. L’albergo aveva multato la scuola per i danni che avevamo fatto e minacciava di procedere per vie legali a causa dell’uso di droga. I nostri genitori furono avvisati e io passai tutta l’estate in punizione, vergognandomi di quello che avevo fatto. Non dissi mai nulla: nomi di chi aveva fumato, di chi aveva comprato gli alcolici, di chi c’era in quella stanza. Il preside ci minacciò più e più volte. Per quella bravata, comunque, ci passammo in due. Alla fine dell’anno non fummo bocciati perché era evidente che la responsabilità era di tutta la classe, non solo nostra. Non so come andò fra la scuola e l’albergo. Sicuramente non ci denunciarono.

Nella nostra gita non c’è scappato il morto, per carità. Tuttavia provo un certo fastidio nel leggere la sorpresa di alcuni commentatori della storia di Domenico: non facciamo finta di non sapere come vanno queste gite.

Ora ho 22 anni, e la storia di Domenico non mi stupisce.

 

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Commenti   

0 # Rigoberto 2018-03-21 15:00
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