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di Carlotta Raimondo

Avete già letto l'articolo a pag.12 di Teens? Ecco l'intervista integrale a Elena Poser (MSAC)

È il 19 Aprile 2013 quando, entrata al Palaterme di Fiuggi, mi trovo davanti a 1500 ragazzi di tutta Italia che cantano allegri tra gli abbracci di chi si rivede dopo parecchio e i sorrisi di coloro che si conoscono in quel momento con un timida, ancora per poco, stretta di mano.


Si sente nell’aria che è un evento atteso da tempo, lo si legge negli occhi dei partecipanti che, alla fine del countdown, danno inizio con un urlo di gioia alla quinta SFS (Scuola di Formazione per Studenti) organizzata dal MSAC (Movimento Studenti di Azione Cattolica).
In un periodo di crisi non solo economica, ma soprattutto sociale, è davvero un’ emozione constatare che ci sono ancora giovani che credono nel loro futuro e ancor di più nel loro presente, considerato un momento imprescindibile per formarsi come persone sempre più protagoniste del proprio tempo.
Questo è l’obiettivo del msacchino: essere parte attiva della scuola, della città e della comunità.
Non esiste latitudine in cui il msacchino non sia presente per crescere e far crescere.
E in questo clima di gioia, contatto Elena Poser, la Segretaria Nazionale del MSAC, che, pur avendo 25 anni, s’infiamma e si scatena con la stessa grinta dei liceali.
E così, in un pomeriggio di Maggio nella piovosa Roma, Elena mi accoglie negli uffici dell’Azione Cattolica, per cominciare questa bellissima chiaccherata in cui ci racconta il MSAC:

C: In un contesto sociale ed economico in cui i giovani sono più succubi degli eventi, che protagonisti della realtà in cui vivono, cosa significa la parola “sogno” per il msacchino?
E: Il sogno non è qualcosa che ci inventiamo, ce l’abbiamo dentro e lo costruiamo giorno per giorno in base a quello che succede a noi e a quelli che ci stanno intorno.

C: Cosa distingue, allora, il msacchino da un idealista?
E: L’idealista ha solo un ideale, i msacchini invece ci “mettono la faccia” puntando sull’azione e la concretezza.

C: Ci racconti la tua storia nel MSAC?
E: Un mio compagno di classe nel 2004 era andato alla SFS, il convegno a cui partecipano ogni 3 anni studenti di tutta Italia. Quando mi raccontò di questa esperienza mi colpì il suo entusiasmo, il suo desiderio di fare qualcosa per la scuola e di farlo insieme. Così decisi di partecipare attivamente anche io.
I momenti in cui questo entusiasmo è sembrato svanire ci sono stati, ma ogni volta agli incontri con gli altri msacchini ritornava ancora più forte grazie al sostegno reciproco. Ho capito che potrò rimanere nel MSAC finché andando ad una riunione, incontrando una persona, sentirò un fremito dentro.
Come il fremito di Maria che “in fretta” va da Elisabetta, che è incinta, perché sente il desiderio forte di stare con lei.

C: Quale potrebbe essere la frase di una canzone che riesca ad esprimere la tua esperienza in questo movimento?
E: Sicuramente la frase di una canzone di Ligabue “la porta dei sogni chiudila tu”, perché io non ho nessuna intenzione di farlo!

C: Seduti tra i banchi di scuola, quale sarebbe quell’oggetto che ci potrebbe ricordare questo modo di vivere la scuola?
E: I disegni e i graffi che ci sono sui banchi (anche se non si fanno!!).
Guardarli ci ricorderebbe di vivere la scuola in modo da lasciare il segno, una traccia e quindi sarebbe un promemoria per noi e, di conseguenza, una testimonianza del nostro stile di vita per gli altri.

C: Come facciamo noi studenti ad essere parte attiva della scuola?
E: Innanzitutto è importante essere insieme, coinvolgere tutti! “Uniti nella diversità”, recita il motto dell’Unione Europea. Poi fondamentale è informarsi su tutto quello che accade e solo così si può passare all’azione!
Riguardo a questo il nostro slogan è stato “dalla protesta alla proposta”, indicando l’impegno che ci siamo presi di non limitarci a scendere in piazza e manifestare, ma di fare delle proposte concrete che possano rendere la scuola migliore.

C: Il titolo di questa SFS 2013 è stato “La scuola che verrà”. Cosa vuol dire?
E: In un momento di grande cambiamento che riguarda tutto (dai mezzi di comunicazione, all’economia, all’ecosistema) sembra che la scuola sia rimasta un po’ ferma.
Ma prima di procedere con il suo rinnovamento, ci è sembrato fondamentale capire innanzitutto COME la vogliamo, qual è la scuola che desideriamo per il nostro futuro, perché il mondo che verrà non ci aspetta.
Per questo durante i 3 giorni della SFS sono intervenuti giornalisti, docenti universitari e personaggi di spicco nel mondo del lavoro e dell’Università per parlarci e confrontarci sulle tematiche che più ci toccano da vicino: dalla situazione politica, a quella economica e i risvolti sociali che scaturiscono da queste; il rispetto per l’ambiente, che parte anche dalla necessità di informarsi sui metodi di produzione e di commercio; il contributo che noi giovani possiamo dare a questa società e a questo mondo che si nutre delle nostre speranze e sopravvive grazie al nostro desiderio di migliorarlo.
Noi vogliamo esserci nelle nostre città, vogliamo abitare le piazze! E questo nasce dall’informazione, dal rispetto per l’ambiente, dall’impegno politico, consapevoli che la formazione per la cittadinanza parte dalla scuola, che è il nucleo nevralgico da cui tutto si propaga.

C: Perché il simbolo del MSAC è un asinello?
E: Rappresenta l’asinello che ha portato Gesù a Gerusalemme durante la Domenica delle Palme. Ci ricorda che i msacchini vogliono portare sulle spalle Gesù nella loro Gerusalemme: la scuola.

C: Salutaci con un motto per i ragazzi di tutto il mondo!
E: “I care”. È il motto utilizzato da Don Milani per dire che non ci può essere una cosa che non ci interessa, tutto deve starci a cuore.

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