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Salve prof. Dotti, ci può spiegare brevemente cos'è il gioco d’azzardo?
Buongiorno. L’azzardo è stato storicamente definito da almeno due caratteristiche: è un gioco contro la sorte – ovvero il risultato non dipende dalla nostra abilità, ma da una serie di fattori la cui parte determinate è data dal caso – puntando denaro. Di queste due componenti, oggi, è rimasta solo quella del denaro. Lo sviluppo delle tecnologie ha infatti eliminato il fattore “sorte” o “caso”, introducendo al suo posto algoritmi che “programmano le vincite e le perdite”. In compenso, l’elemento denaro è diventato ancor più fondamentale. Questo significa che la natura del gioco d’azzardo, come storicamente l’avevamo conosciuta, ha subito una mutazione tanto qualitativa (che ne ha cambiato la natura trasformandolo in un azzardo mediato dalla tecnologia e gestito su base algoritmica), tanto quantitativa (perché il banco, il vero vincitore ricordiamolo sempre, per aumentare le sue vincite ha messo in campo una strategia complessa di “phishig”, ovvero di induzione all’azzardo). Questa mutazione ha portato, a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, la nostra società a confrontarsi con un azzardo di massa mediato dalla tecnologia e sempre più “additivo”.

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Quando un giocatore d’azzardo si può definire dipendente patologico?
Quando il centro ossessivo delle sue azioni e delle sue relazioni è l’azzardo. Quando ci dimentichiamo dell’altro, anche quello più prossimo a noi e ciò che conta è solo la “relazione” con una slot-machine o un gratta e vinci.

Sappiamo che lo stato ha un interesse nel promuovere il gioco d’azzardo poiché ne ricava lauti introiti, in che modo avviene ciò e quanto ci guadagna effettivamente?

Nel 2016 (sono gli ultimi dati ufficiali disponibili) lo Stato ha incassato 10,5 miliardi di euro. Ma si tratta di una prospettiva miope. Non solo perché lo Stato stesso ne spende quasi 2 di miliardi per incassare e per il sistema di controllo, ma perché già sul medio periodo si stanno vedendo i risvolti negativi in termini di spesa sociale per la cura dei malati, per il sostegno alle famiglie in crisi, per la sicurezza dei territori. L’azzardo produce consumi improduttivi, che non generano ricchezza, ma la sottraggono allo studio, alle spese in cultura, persino in salute se contiamo che sempre più italiani rinunciano persino ai farmaci... Quindi dire che “lo Stato ci guadagna” è vero fino a un certo punto. Lo Stato ci perde, perché a perdere è la società. Guadagnano le multinazionali che sono dietro al settore dell’azzardo e hanno bisogno dello Stato per darsi una legittimazione morale e avere una maschera rispetto a questo bieco business.

Sebbene il gioco sia vietato ai minori di 18 anni c’è il rischio che costoro subiscano danno da esso?
Rischiano di essere le prime vittime. Esattamente come chi non fuma può riportare gravissimi danni dal fumo passivo. L’azzardo aggredisce il legame familiare e sociale e rovescia l’ equilibrio degli affetti, a farne le spese sono i ragazzi anche se non giocatori. Poi ci sono i ragazzi che vengono indotti “a familiarizzare” con l’azzardo. Si tratta di un processo precoce di fidelizzazione che molte multinazionali hanno messo in campo. Per questo la sfida educativa e la presa di consapevolezza dei ragazzi è fondamentale.

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Il prof. Marco Dotti insegna Professioni dell'editoria all'Università di Pavia. Per molti anni si è dedicato a temi legati alla letteratura francese contemporanea, pubblicando saggi su Antonin Artaud, Jean Cocteau, Léon-Paul Fargue, Jean Genet e Pierre Guyotat, oltre al libro Luce nera. Si è poi specializzato in temi di etica pubblica legati alle nuove professioni e alle nuove tecnologie. Fa parte della redazione del mensile Vita, dove coordina un gruppo di lavoro sul fenomeno dell'azzardo di massa e sul suo impatto sulla società italiana. Tra i fondatori, nel 2011, del Movimento No Slot, ha dedicato all'azzardo, muovendosi tra antropologia culturale ed etica sociale, inchieste e reportage. Tra i suoi libri: Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana (2013), Slot City (2013), Ludocrazia. Un lessico dell'azzardo di massa (2016) e, recentemente, Finis Europae? Welfare, immigrazione, nuovo nazionalismo (Luca Sossella Editore, 2017).

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