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«Je suis Charlie»: Sicuramente tutti voi avete letto questa frase che sta circolando nel web, o magari, ne avete sentito parlare tra amici, o ancora in televisione o suoi giornali. Se invece non ne avete proprio sentito parlare eccovi qui a leggere questa frase, e magari a pensare: «Cavolo, se questo argomento è stato molto discusso allora deve essere importante!». E infatti lo è, ed è un argomento molto delicato. Ma partiamo da ciò che è successo.b_400_0_16777215_00_images_charlie3.jpg

Erano le 11.30 del 7 gennaio di quest’anno quando il panico si è scatenato nella capitale francese, precisamente nella sede della rivista satirica Charlie Hebdo dove 2 uomini musulmani di origine franco-algerina sono entrati armati nel palazzo e hanno iniziato a sparare a raffica gridando “Allah è grande”. Hanno ammazzato 12 persone (tra cui il direttore del giornale, 4 fumettisti e 1 poliziotto) e hanno lasciato 11 feriti. Ma gli attentati  non sono finiti qui, infatti i 2 terroristi dopo essere scappati hanno ucciso altre 2 persone e hanno lasciato 20 feriti per poi nascondersi in una tipografia.

Contemporaneamente a questo avvenimento un altro musulmano ha ammazzato una poliziotta e ha assaltato un negozio ebraico ammazzando 4 persone. Nell’assalto finale della polizia altri 4 uomini sono rimasti feriti.

Tutto questo è finito il 9 gennaio quando alle 17 le forze armate sono riuscite a entrare nei loro rifugi e li hanno ammazzati mentre gridavano:«Vogliamo morire da martiri».b_400_0_16777215_00_images_charlie2.jpg

Ma quali sono gli antecedenti? Charlie Hebdo è una rivista satirica francese con battute molto pesanti, è capitato varie volte che abbiano preso in giro la religione cattolica, ebraica e così anche quella dell’Islam. Bisogna dire che una rivolta in qualche modo se l’aspettavano, basta leggere nei loro fumetti… Come vi ho detto, queste persone hanno cercato di vendicare la loro religione, stufi di essere colpiti dalla satira. Da una parte hanno una loro ragione: i fumettisti di Charlie non hanno avuto grande rispetto altrui e bisogna dire che «la libertà finisce quando inizia quella dell’altro».  Ma è proprio per questo che  non è accettabile quello che hanno fatto i 3 terroristi: difendersi ok, ma andare a uccidere delle persone è veramente inaccettabile. Inoltre la libertà di stampa è ai principi della democrazia, e questo attentato è andato anche contro di essa.

Tutto il mondo è coinvolto in questo momento, e in Europa tra cui in Italia è aumentata la protezione da parte delle forze dell’ordine.

Come vi dicevo però è un argomento fragile, perché noi dobbiamo cercare di metterci sul piano di tutti, e non incolpare tutta la comunità islamica, quello che dobbiamo cercare di fare è costruire una pace, dove tutti possiamo andare d’accordo, capire l'altro e non farsi del male. Si è difficile, ma ce la dobbiamo fare.

                                                                                                                                                                  Marco d’ercole

 
                                                                                                                                                           

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Commenti   

0 # Matteo Maci 2015-02-13 16:20
Anch'io ho fatto una riflessione (a distanza) sul mio blog personale. Devo dire che la società è stata subito pronta a puntare il dito contro l'islam, invece che rendersi conto che le vignette di Charlie Hebdo erano qualcosa di osceno allo stato puro! Se la pace si vuole formare, bisogna prima accettare l'altro, qualsiasi difetto possa avere. E' esagerata la reazione del mondo islamico, forse è vero, ma forse i giornalisti dovevano rendersi conto che tra ISIS e terrorismo, i fantici non sono pochi come si aspettavano. Purtroppo, nel mondo dove le parole come "fede", "amore" o "pace" rimangono senza significato, la gente continua a fare guerra, sia fisica che psicologica. Bisogna lottare insieme, nel senso buono della parola, per formare la pace!
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+1 # Debora 2015-01-11 11:53
Io aggiungerei che mantenersi informati sia doveroso, quindi trovare il modo per non lasciarsi sfuggire informazioni importanti. Sembrano tutti pronti a fare la guerra, se scendono in campo 80 mila caschi blu per tre terroristi allora quanti se la situazione degenerasse? Ritengo anche importante non cadere nell'indignazio ne e nella sfiducia, ma credere alla pace anche in quest'ora difficile, vivendo i miei ideali e la mia religione (se ce l'ho) nella maniera più perfetta che posso. Più perfetta nell'amore intendo, non da estremista. Per esperienza personale dico che già molti cadono nell'odio e nel dire "ormai siamo in guerra, è così che funziona, bisogna combattere", allora a far la differenza saranno quelli che invece manterranno saldi i valori e avranno guardato al passato, imparando che puntarci le armi l'uno contro l'altro non risolve i problemi di fondo, ma li amplifica. La rivoluzione nasce nel quotidiano. Sono d'accordo che ce la faremo, ma solo se insieme.
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