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ANTONIO MEGALIZZI

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VITE SUL CONFINE

Intervista a Gabriele Gatti, classe 1996, che scrive articoli e produce videoreportage a fianco del fotografo Nicola Fornaciari. Nel 2017 è uscito il docu-film indipendente “La Foto di Omid” sulla condizione dei campi profughi al confine serbo-ungherese.

 

Cosa ti ha spinto ad andare sul confine ungherese a fare questo reportage?

Il mio lavoro. Il reportage realizzato tra 2016 e 2017 sul confine serbo-ungherese è stato il mio primo assignment come reporter sul campo insieme al fotogiornalista Nicola Fornaciari con cui tutt’ora lavoro.

Come si presenta il famoso “muro di Orban”?

La barriera costruita tra Serbia e Ungheria che in gergo giornalistico chiamiamo Muro di Orbàn è un’invalicabile struttura di filo spinato e rete metallica pattugliata 24 ore su 24 da polizia di frontiera e militari ungheresi. Si aggiungono ad intervalli regolari lungo tutta la barriera sensori di movimento, telecamere e riflettori.

In che modo i migranti cercano di oltrepassarlo o di aggirarlo?

La prassi diffusa soprattutto nel 2016 e nel 2017 per chi voleva superare il confine in modo illegale (chi per necessità, chi per eludere i controlli) era quella di creare delle aperture o dei passaggi in alcuni punti ciechi della barriera. Questa prassi era e rimane molto pericolosa poiché sia nel momento del passaggio, sia all’interno dell’Ungheria possono sopraggiungere le forze dell’ordine la cui prassi è quella di scoraggiare ulteriori tentativi di passaggio anche con l’uso della forza.

Prima di partire, cosa ti aspettavi di vedere?

Prima di partire avevamo fatto un piano di lavoro, come solitamente avviene prima di ogni reportage, e ce lo siamo visti sfumare tra le mani. Quando si lavora in zone dove gli assetti cambiano molto velocemente e ci sono poche informazioni riguardanti i luoghi dove dovrai lavorare, le aspettative e i piani cambiano inevitabilmente. Per ogni lavoro comunque è sempre bene documentarsi con molta attenzione ma non partire mai con la verità in tasca.

Quali sono le condizioni dei migranti? Quali i motivi che li hanno spinti ad intraprendere questo viaggio?

Le condizioni delle persone che percorrono le rotte balcaniche peggiorano gradualmente più ci si avvicina ai confini con l’Unione Europea. I migranti, arrivati a quel punto, potrebbero essere in viaggio anche da diversi anni. Le ragioni per intraprendere la traversata sono tante quante sono le persone che percorrono le rotte balcaniche. Ognuno ha i propri fantasmi e le proprie personali fatiche che lo spingono a continuare o lo costringono a fermarsi. Un afghano può essere fermo da mesi a Belgrado perché, finiti i soldi, l’unico modo che ha per guadagnarne altri è quello di diventare un trafficante e condurre altri migranti come lui attraverso i confini. Ci sono casi di famiglie iraniane truffate dalla falsa promessa di una nuova vita in Unione europea che sono bloccate da mesi in Bosnia. Marocchini con cittadinanza italiana che, grazie alla promessa di denaro facile, ora fanno i passeur verso l’Italia. In mezzo a queste storie, che poco sono sottolineate dalla narrazione tradizionale, ci sono anche contadini pakistani, nati dalla parte sbagliata del loro paese, la cui casa è stata centrata in pieno da una bomba proveniente dall’Afghanistan. Egiziani a cui è stata prospettata la scelta tra una morte certa e l’esilio. Iracheni che, dopo aver perso tutto in patria sono rimasti anni in un campo profughi turco, poi in un campo profughi greco fino a quando, stanchi di vivere in condizioni inumane, hanno scelto di fuggire di nuovo.

L’Unione Europea dovrebbe intervenire? Se sì, in che modo?

Lavorando sul campo da qualche anno ho potuto constatare che “Unione europea” è un nome che riempie le bocche di chi non ne conosce il vero valore. L’Unione europea puoi trovarla negli occhi pieni di speranza di persone che veramente vedono nella Germania o nell’Italia la terra promessa, sui giubbetti di volontari della domenica o neoassunti all’UNHCR o all’IOM che non sanno nemmeno la differenza tra Federazione di Bosnia ed Erzegovina e Repubblica Srpska, sulle bocche degli stolti che chiedono di aprire i confini ma che sanno benissimo che rimarranno sigillati e sui block notes di giornalisti che spesso confondono la professione con l’attivismo.

Quello che mi auguro è che cambi in fretta la retorica dell’’apriamo i confini” che oggi è inattuale quanto pericolosa. Se infatti uno stato avesse la facoltà, a suo piacimento, di aprire un confine per una giornata e chiuderlo per mesi, permettendo l’accesso solo a chi è suo interesse far entrare (o uscire), significherebbe limitare non solo la possibilità di movimento di quelli che noi chiamiamo migranti, ma di noi tutti.

Auspico anche che cambi anche la pericolosissima abitudine dell’assistenzialismo della domenica e che vengano invece valorizzate le associazioni e le ONG che operano in maniera precisa e costante, con piani a lungo termine e con una preparazione degli operativi anche in materia di sicurezza e crisis management (che, fatti accaduti in tempi non sospetti, confermano come indispensabile).

Per concludere aggiungo che l’Unione europea potrebbe limitarsi a rispettare gli accordi internazionali, sanzionare duramente chi trasgredisce ed elaborare un reale piano a lungo termine per i cambiamenti che stanno interessando il nostro mondo in questi anni.

Mattia Brusinelli, 18 anni - Irene Hosmer, 15 anni

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VOGLIA DI CAMBIARE

Intervista a Frantisek Talir, venticinquenne della Repubblica Ceca candidato alle prossime elezioni europee.

 

Frantisek, hai 25 anni, sei il più giovane candidato del tuo Paese?

Probabilmente sì, di sicuro lo sono del mio partito!

Com’è nata in te l’idea di candidarti alle elezioni europee?

Mi ha spinto la situazione politica nel mio Paese. C’è molto populismo. Spesso trovo orribile e non condivido quanto viene detto dell’Unione Europea. Voglio cambiare le cose, mostrare alla gente che non è così. Per questo la mia campagna elettorale sarà anche volutamente “educativa”, anche riguardo a tematiche europee.

Hai già fatto esperienze politiche?

Sì, la mia famiglia si interessa di politica da sempre, io sono un attivista già da parecchi anni.

In Europa in questo momento ci sono 2 grandi schieramenti: quelli che sono favorevoli all’Unione e gli “euroscettici” che la criticano duramente. La tua posizione?

Io sono assolutamente pro-Unione, ma non senza spirito critico, alcuni problemi vanno risolti. È necessario parlare più degli ideali e meno di tematiche quali finanza e economia. Credo sia fondamentale una Costituzione Europea ed è essenziale risolvere il problema della burocrazia (non è necessario ad esempio, secondo me, che il Parlamento abbia due sedi: Strasburgo e Bruxelles, ritengo che ne basterebbe una).

L’Europa viene vista da molti come un grande condominio, in cui però gli abitanti si aiutano poco fra di loro. Ci sono, per esempio, alcuni Paesi che rifiutano di accogliere i migranti. Cosa pensi di questo?

Credo che il governo della Repubblica Ceca stia gestendo il problema dei migranti in maniera sbagliata (ne ha accolti solo 12). Essere nell’Unione significa ricevere, ma anche essere solidali con gli altri.

Di cosa ti occuperai se verrai eletto?

Mi piacerebbe occuparmi dei Paesi balcanici che hanno intrapreso la procedura di ingresso nell’Unione, ma anche impegnarmi, ad esempio, affinché l’ora legale continui ad essere in vigore in tutta Europa. E mi piacerebbe lavorare affinché non si fermi il progetto della Costituzione Europea.

Come pensi di rapportarti con i cittadini se verrai eletto?

Bisogna comunicare con gli elettori in maniera semplice, veloce, attraverso i social network. La mia campagna elettorale sarà proprio fra la gente, fondata sulle relazioni con le persone. Questo è importante anche per non montarsi la testa.

Vuoi lanciare un appello ai lettori di Teens?

Non lasciatevi scoraggiare da quello che vedete in politica. Impegnatevi, non solo votando, ma attivandovi ogni giorno. Se non ci impegniamo noi, chi cambierà le cose?

Luigi Muraca, 17 anni

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Il gioco d'azzardo: Intervista al prof. Marco Dotti

Salve prof. Dotti, ci può spiegare brevemente cos'è il gioco d’azzardo?
Buongiorno. L’azzardo è stato storicamente definito da almeno due caratteristiche: è un gioco contro la sorte – ovvero il risultato non dipende dalla nostra abilità, ma da una serie di fattori la cui parte determinate è data dal caso – puntando denaro. Di queste due componenti, oggi, è rimasta solo quella del denaro. Lo sviluppo delle tecnologie ha infatti eliminato il fattore “sorte” o “caso”, introducendo al suo posto algoritmi che “programmano le vincite e le perdite”. In compenso, l’elemento denaro è diventato ancor più fondamentale. Questo significa che la natura del gioco d’azzardo, come storicamente l’avevamo conosciuta, ha subito una mutazione tanto qualitativa (che ne ha cambiato la natura trasformandolo in un azzardo mediato dalla tecnologia e gestito su base algoritmica), tanto quantitativa (perché il banco, il vero vincitore ricordiamolo sempre, per aumentare le sue vincite ha messo in campo una strategia complessa di “phishig”, ovvero di induzione all’azzardo). Questa mutazione ha portato, a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, la nostra società a confrontarsi con un azzardo di massa mediato dalla tecnologia e sempre più “additivo”.

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Quando un giocatore d’azzardo si può definire dipendente patologico?
Quando il centro ossessivo delle sue azioni e delle sue relazioni è l’azzardo. Quando ci dimentichiamo dell’altro, anche quello più prossimo a noi e ciò che conta è solo la “relazione” con una slot-machine o un gratta e vinci.

Sappiamo che lo stato ha un interesse nel promuovere il gioco d’azzardo poiché ne ricava lauti introiti, in che modo avviene ciò e quanto ci guadagna effettivamente?

Nel 2016 (sono gli ultimi dati ufficiali disponibili) lo Stato ha incassato 10,5 miliardi di euro. Ma si tratta di una prospettiva miope. Non solo perché lo Stato stesso ne spende quasi 2 di miliardi per incassare e per il sistema di controllo, ma perché già sul medio periodo si stanno vedendo i risvolti negativi in termini di spesa sociale per la cura dei malati, per il sostegno alle famiglie in crisi, per la sicurezza dei territori. L’azzardo produce consumi improduttivi, che non generano ricchezza, ma la sottraggono allo studio, alle spese in cultura, persino in salute se contiamo che sempre più italiani rinunciano persino ai farmaci... Quindi dire che “lo Stato ci guadagna” è vero fino a un certo punto. Lo Stato ci perde, perché a perdere è la società. Guadagnano le multinazionali che sono dietro al settore dell’azzardo e hanno bisogno dello Stato per darsi una legittimazione morale e avere una maschera rispetto a questo bieco business.

Sebbene il gioco sia vietato ai minori di 18 anni c’è il rischio che costoro subiscano danno da esso?
Rischiano di essere le prime vittime. Esattamente come chi non fuma può riportare gravissimi danni dal fumo passivo. L’azzardo aggredisce il legame familiare e sociale e rovescia l’ equilibrio degli affetti, a farne le spese sono i ragazzi anche se non giocatori. Poi ci sono i ragazzi che vengono indotti “a familiarizzare” con l’azzardo. Si tratta di un processo precoce di fidelizzazione che molte multinazionali hanno messo in campo. Per questo la sfida educativa e la presa di consapevolezza dei ragazzi è fondamentale.

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Il prof. Marco Dotti insegna Professioni dell'editoria all'Università di Pavia. Per molti anni si è dedicato a temi legati alla letteratura francese contemporanea, pubblicando saggi su Antonin Artaud, Jean Cocteau, Léon-Paul Fargue, Jean Genet e Pierre Guyotat, oltre al libro Luce nera. Si è poi specializzato in temi di etica pubblica legati alle nuove professioni e alle nuove tecnologie. Fa parte della redazione del mensile Vita, dove coordina un gruppo di lavoro sul fenomeno dell'azzardo di massa e sul suo impatto sulla società italiana. Tra i fondatori, nel 2011, del Movimento No Slot, ha dedicato all'azzardo, muovendosi tra antropologia culturale ed etica sociale, inchieste e reportage. Tra i suoi libri: Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana (2013), Slot City (2013), Ludocrazia. Un lessico dell'azzardo di massa (2016) e, recentemente, Finis Europae? Welfare, immigrazione, nuovo nazionalismo (Luca Sossella Editore, 2017).

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INTERVISTA DOPPIA a Mario Bruno, sindaco della città di Alghero, e Cristina Guarda, consigliere regionale del Veneto

Cosa l'ha spinta ad avvicinarsi alla Politica?

Mario: Io ho iniziato prima facendo il rappresentante d’istituto e poi il rappresentante di distretto scolastico, facendo proprio un servizio per gli studenti: farsi carico dei problemi degli altri per me è già politica. Quindi cosa mi ha spinto? Avere un amore più grande, che fosse non solo quello per me stesso e per la mia famiglia, ma quello per tutti i cittadini, dalla scuola, alla città, alla regione, un amore dilatato.

Cristina: Mi ha spinto la stessa cosa che spinge una mamma a prendersi cura del proprio bambino, un figlio ad aiutare il genitore, un ragazzo a soccorrere un amico, una maestra ad assistere un alunno: l'amore enorme che sento nei confronti delle persone che incontro, della mia terra. Così come per amore ci prendiamo cura del prossimo, della nostra città, del gruppo di amici, dei più piccoli e degli anziani, così io scelgo di servire la mia Comunità, la mia Regione.

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Come vede il mondo tra vent’anni e cosa lei, in quanto politico, farebbe per arrivare a realizzare il suo ideale?

Mario: Il mondo sta cambiando. Le nostre città diventano sempre più multiculturali ed interculturali. Vedo il mondo come un insieme di popoli che cerca di dare il meglio di se stesso partendo dalle proprie specificità e peculiarità. Vedo il mondo tra vent’anni come un intensificarsi di relazioni tra cittadini e i propri rappresentanti e sempre più un intersecarsi di relazioni. Ogni differenza è una ricchezza quindi io sono molto ottimista

Cristina: Preferirei rispondere raccontandovi come sogno il mondo del futuro. Sogno un mondo dove chi ha di più si senta maggiormente realizzato nel donare e non nel possedere. Sogno un mondo in cui ognuno riesca a riconoscere i propri talenti e a metterli a frutto per obiettivi preziosi, a servizio delle persone, specialmente di quelle più fragili o povere, della tutela dell'ambiente, della creazione di opportunità positive e innovative per rendere bello e giusto questo mondo. Insomma, sogno un Mondo Unito e intendo realizzarlo puntando sulle nuove generazioni e sulle scelte coraggiose. Le scelte coraggiose non sono però solo quelle grandi e importanti che i politici di professione o le persone "influenti" fanno o dovrebbero fare. Sono quelle che noi quotidianamente siamo chiamati a scegliere, anche se sono impopolari, faticose e inconvenienti: comportarsi rispettosamente, non violare limiti e leggi, valorizzare il "nemico", rinunciare al superfluo, ascoltare e accogliere le diversità…

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Cosa direbbe ad un ragazzo per avvicinarlo al suo mondo (quello politico)?

Mario: Gli direi che la politica è una cosa molto bella e che non è vero quello che dicono, che sia una cosa sporca. Certo contribuiscono a sporcarla molti di coloro che la praticano. Però, ho visto in questi anni che la politica può aiutare a risolvere tanti problemi e soprattutto riesce a portare a sintesi cose molto complesse. Se noi pensiamo ad armonizzare la città, dallo spazzino che pulisce le strade, a chi ci dà l’acqua, a chi accende le luci nelle strade e a tutto ciò che ci fa vivere meglio, tutto ciò può funzionare se c’è la politica che funziona. Io direi ad un ragazzo: “Occupati di politica, fallo secondo la tua vocazione, anche di cittadino, perché anche così stai facendo politica. Se poi senti la spinta a contribuire ancora di più all’interno della società, occupati della realtà pubblica, candidandoti, anche a scuola. Perché rappresentare gli altri è sempre un atto d’amore.”

Cristina: Ad una ragazza o ad un ragazzo direi che servire la propria comunità vivendo la Politica attivamente, quotidianamente o anche in movimenti, partiti o istituzioni, è un'occasione unica per scoprire le cose più belle del nostro mondo e i talenti più incredibili delle persone che lo abitano! La politica oggi ci viene raccontata come una parte sporca della nostra Comunità. È una cosa per cui io soffro molto perché, è vero, la politica oggi è il luogo dove si vive la massima forma di divisione, dove il dialogo è sostituito dalle urla, dove la ricerca del bene comune è sostituita dalla ricerca della propria "sopravvivenza" e vantaggio. Dobbiamo sforzarci nel guardare con occhi nuovi questa politica, con il cuore e la ragione liberi da personalismi, vivendola semplicemente come umile servizio al prossimo, sincero desiderio di contribuire a costruire una comunità giusta.

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EMIGRARE PER UN SOGNO

"L'ARTE VIAGGIA OVUNQUE CI SIA BISOGNO DI BELLEZZA"

Bledy

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1.Come è nata la tua passione per la moda? La mia passione per la moda è nata alle scuole medie, un giorno mi sono messo a fantasticare su come poteva essere un vestito del futuro e mi sono immerso in tanti colori, forme e tagli che la mia mente creava senza limiti, lì mi sono sentito libero di essere me stesso.

2.Quali sono state le tue prime creazioni? Per me la creazione di un vestito nasce dal disegno e il primo disegno che ho fatto era di un vestito lungo floreale con un taglio assurdo che non penso qualcuno avrebbe il coraggio di indossare. Invece la prima cosa che ho fatto è stata una gonna di velluto corta che poi ho regalato a una mia amica.

3.Come mai hai dovuto migrare in questo paese? Sono venuto in Italia per fare un percorso formativo riguardante il mio mestiere, ho studiato moda e costume a Roma presso un’accademia internazionale. Nel mio paese a quell’epoca non esistevano scuole di formazione a livello tessile e moda. Questa passione mi ha portato a migrare.

4.Che differenza hai notato tra la moda albanese e quella italiana? Oggi non vedo tanta diversità in quanto la moda è diventata universale. In Albania si segue molto la tendenza dei vicini di casa italiani. Però posso dire qualche cosa di più sul passato, perché negli anni 50-60, mentre l’Italia attraversava il boom economico del dopoguerra e rinasceva la moda, in Albania si viveva la dittatura comunista che per 50 anni ha tenuto fuori il mio paese da ogni cambiamento mondiale. Questo periodo ha portato tanti vuoti in tanti campi, ma non è riuscito a eliminare la creatività del popolo che, con quel poco che aveva, continuava a creare cose nuove, anche i propri vestiti.

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5.Dove trovi ispirazione? La trovo in ogni cosa, che sia una canzone, un film, un libro, un quadro o scultura, in te come persona, in una farfalla, boh… per me l’ispirazione è come un’anima che prende forma nel momento in cui qualcuno esprime davvero se stesso. Nel mio caso spesso è un vestito.

6.Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro nel mondo della moda? La moda è sempre stata e sarà un cambiamento, una corrente che ci trasporta nel futuro. Oggigiorno vedo una positiva propensione al riciclo, alla rivalutazione di quello che per anni abbiamo riconosciuto solo come “usa e getta”. Adesso noto in tanti una curiosa sensibilità nell’imparare a riutilizzare bene tutto. Ecco, io vedo un futuro dove “fare moda” significa aiutare l’ambiente e il mondo in cui viviamo in maniera seria, intelligente e creativa. In fondo basta volerlo e possiamo educare noi stessi e le generazioni future a questo.

7.Tu personalmente ti vedi in Italia o altrove? Perché? Io nel futuro mi vedo là dove mi sentirò accolto e libero di esprimere la mia arte e quella non ha barriere o confini. L’arte viaggia ovunque ci sia bisogno di bellezza. Quello che mi viene da dire dal cuore e che ho imparato vivendo come straniero in un altro paese, è di non mettere freni alla “migrazione”: tu puoi vivere anche in un posto per tutta la vita ma saper accogliere chi viene da fuori ti può portare ovunque nel mondo. Se capito bene, questo valore dell’accoglienza, può essere una grande ricchezza per entrambi. Per me che vengo e per te che mi accogli.

Agnese Pagliarino, 14

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Cromnia: l’app che dà voce ai colori

Sei ragazzi italiani diplomati alla developer academy Apple di Napoli creano un’app per iOS che aiuta le persone affetta da disabilità visiva. Abbiamo intervistato Mattia Picariello, uno dei componenti del team di sviluppatori

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Mattia, raccontaci dell’esperienza alla developer academy di Apple

La mia esperienza in academy è stata davvero entusiasmante. La prima cosa che impari in academy è lavorare in team. Inizialmente è difficile, bisogna sforzarsi di conoscere a fondo tutti i membri del proprio team e di immedesimarsi nell'altro. Ma ciò da la possibilità di crescere molto sia personalmente che professionalmente. Ognuno diventa risorsa, ricchezza per l'altro, e solo in unità si ha la possibilità di produrre validi prodotti. Proprio in questa bella cornice di team working, con il mio team, siamo riusciti a sviluppare Cromnia.

Puoi spiegarci, in breve, come funziona l’app?

Attraverso l'applicazione una persona non vedente o ipovedenti può scattare una foto ad un capo d'abbigliamento e lo smartphone riprodurrà vocalmente il colore e la trama dell'abito. Abbiamo dato anche la possibilità di analizzare i colori di qualunque oggetto nei propri dintorni con una specifica funzionalità chiamata "Modalità Mirino". Grazie ad essa, verrà individuato in modalità continua il colore degli oggetti puntati dalla telecamera. Infine abbiamo sviluppato una funzione per conoscere la luminosità dell'ambiente, sia per migliorare il rendimento della analisi dei colori, sia per far conoscere se la luce nella stanza sia accesa o spenta.

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Perché avete deciso di creare un’app per i non vedenti?

In questa prima fase, abbiamo deciso di voler sviluppare un'app nel campo delle disabilità, e nello specifico nelle disabilità visive. Tutto ciò è stato possibile grazie alla particolare sensibilità di uno di noi sei del team. Grazie ai numerosi contatti con l'UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti,ndr) sono emerse tante idee da poter sviluppare, fino a delineare l'idea alla base di Cromnia.

Quanto saranno grandi i benefici che Cromnia porterà alle persone affette da disabilità visiva?

Il nostro scopo è quello di dare un supporto per poter migliorare l'autonomia delle persone non vedenti o ipovedenti, ed i primi risultati sono davvero incoraggianti.

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Quale credi che sia, in qualità di sviluppatore, il potenziale di aiuto che le app per smartphone possono dare alle persone con disabilità?

Il mondo delle app è una delle risorse più importanti al giorno d'oggi. Il potenziale è davvero grande, in qualunque campo, e ovviamente ancor di più nell'ambito delle disabilità. C'è solo bisogno di più sensibilità da parte di noi sviluppatori, e una grande collaborazione con le associazioni che operano già da tempo al servizio.

Sono molti gli sviluppatori di app per disabili? Le vedremo aumentare in futuro?

Attualmente purtroppo non sono tantissimi, ma le cose stanno cambiando. Anche la Apple vede in questa strada grandi prospettive, non accaso le due app con più risonanza in questi mesi di Academy sono state Cromnia ed HearMeWell, un app per ipoudenti.

 

Luigi Muraca, 16

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Are Teens and adults so different?

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IN TEENS 02-2017

Are Teens and adults so different?

Most of you teens would understand that satisfying your parents is a difficult task, cause they’re adults and they’ve their own priorities as you have yours. We all often get into conflicts and feel stressed. In such situations, you can notice the differences between a parent acting as an adult and a teen, but I think the only difference is the age.

Characteristics

There's a difference in the way we represent ourselves, thinking, communicating... Teens and adults both keep notice of their way of dressing to impress others. But, teens do that more and that's one of the most familiar characteristic we have. Another characteristics is we have lots of dreams, but when we find something difficult we give dream up.

Age

There's a difference in age. That's a big part of our separations. They are different responsibilities depending on your age. When you're between 12-14, you are still 'pampered' and your responsibilities aren't that much and you do have much weight on your shoulders. You barely notice your responsibilities. When you are between the age of 15 and 17 you notice the responsibilities waiting for you. Your responsibilities increase, your freedom 'decreases' and your 'childishness' is almost as good as gone. When you pass those age groups, you are at the beginning of your 'own life'. Starting your 'own life' means that you start to think more for yourself and take more responsibilities for your actions. Youngsters believe that becoming an adult is a 'solution' for all their problems but, it is actually only the beginning.

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Living as a minorLiving as a minor

Minors aren't 'allowed' to do much. Here's what I think: we think that what we want now, must happen now and barely think of the consequences. Parents are always scared that something bad may overcome their children. Because of such a thing, we are barely allowed to do anything we want to or, at least, that's what we believe. We're angry or unhappy and we blame our parents.But, if you think about it very clearly, you'll notice that you are allowed to do more than your younger siblings. We just don't notice the things we can and are allowed to do, see or hear until you notice it (to) late.

We are all children. What makes you different from your mother or father? We were all born as a baby and all grow up to become old women and old men. All of us have parents, deceased or not. They’re older than us but still live a life as 'a child’ :their parents still 'control' them. All parents try to make their child happy from them to have a good future. No matter the age.

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Ways of taking actionWays of taking action

We haven't experienced 'life', so we make mistakes that becomes memories and teach us something. Adults are more refined and don't really take those drastic decisions as we do. They over think it mostly and that becomes a regret. There are times they would and that might also become a regret but, they're taking action which also becomes a memory.

We always have difficulty in making decisions and that's one of our differences. Our parents mostly make the decision for us but they do ask our opinion, sometimes. Adults have it harder than us. They can make decisions that can have a huge influence on their career. This is my opinion on this subject and I did ask other people for their opinion and from different age-groups. From my opinion it may seem to you that they're a lot of differences between adults and teens. Neither do I want people to think negative or bad about adults and teens. We all individually have our own difficulties and problems and precious memories

Andong, 17 years - Belgium

 

Traduzione in lingua italiana

Ragazzi e adulti sono così diversi?

La maggior parte di voi ragazzi comprende che soddisfare i propri genitori è un compito difficile, perchè loro sono adulti ed hanno le loro priorità come voi avete le vostre. Noi tutti viviamo dei conflitti o ci sentiamo stressati. In queste situazioni, potete vedere la differenza tra i genitori che si comportano da adulti e i ragazzi, ma io credo che l’unica differenza sia l’età.

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Caratteristiche

C’è una differenza nel modo con il quale ci presentiamo, attraverso il nostro modo di pensare, di comunicare... Entrambi, ragazzi e adulti, facciamo attenzione al modo di vestire gli uni degli altri per fare una buona impressione. Ma i ragazzi lo fanno di più e questa è una delle nostre caratteristiche più comuni. Un’altra caratteristica è che noi abbiamo molti sogni, ma appena troviamo una difficoltà li lasciamo cadere.

Età

La differenza di età c’è, e questa è la cosa più grande tra quelle che ci separano. Ci sono responsabilità diverse in base all’età. Quando abbiamo tra 12 e 14 anni siamo ancora un po’ “viziati” e non abbiamo tante responsabilità e pesi sulle spalle. Ci siamo a malapena resi conto delle nostre responsabilità. Tra 15 e 17 anni invece ci rendiamo conto delle responsabilità che ci aspettano. Esse crescono, la libertà “diminuisce” ed anche la nostra infanzia è quasi inesistente. Quando si vivono queste età, siamo all’inizio della nostra “propria” vita. Iniziarla significa che inizare a pensare di più a se stesi e acquistare maggiore responsabilità delle proprie azioni. I ragazzi pensano che inziare ad essere adulti sia la “soluzione” dei loro problemi, in realtà non è che l’inizio.

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Vivere da ragazzi

Ai ragazzi non è permesso fare molto. Ecco quello che penso: noi crediamo che quello che vogliamo adesso, debba accadere ora e ne valutiamo appena le conseguenze. I genitori hanno sempre timore che qualcosa di brutto possa accadere ai figli. Per questo motivo, abbiamo appena il permesso di fare tutto ciò che vogliamo o, almeno, questo è ciò che crediamo. Se siamo arrabbiati o infelici, diamo la colpa ai nostri genitori. Ma, se pensi un attimo con attenzione, noterai che tu hai il permesso di fare molte più cose dei tuoi fratelli più piccoli. Noi non vediamo le cose che possiamo fare e quelle che abbiamo il permesso di fare, vedere o sentire, ci accorgiamo tardi di quante ne possiamo fare!

Controllo dei genitori

Tutti noi siamo figli. Che cosa ci rende diversi da nostro padre o nostra madre? Tutti siamo stati bambini e tutti siamo cresciuti fino a diventare uomini e donne anziani. Tutti noi abbiamo genitori, vivi o deceduti. I genitori sono più grandi di noi, ma vivono anche loro “come figli”: i loro genitori ancora li controllano. Tutti i genitori provano a rendere felici i loro figli perché abbiano un buon futuro. Non importa l’età.

Modi di agire

Noi non abbiamo una vita ricca di esperienza, così facciamo errori che diventano ricordi e ci insegnano qualcosa. Gli adulti sono più saggi e non prendono decisioni drastiche come facciamo noi. Pensano più a lungo alcune cose e poi, magari, viene loro il rimpianto. Ci sono momenti nei quali anche loro hanno reagito impulsivamente e questi potrebbero essere causa di rimpianto. Fanno azioni che diventano anche memoria per loro. Abbiamo sempre difficoltà a prendere decisioni e questa è una delle nostre differenze. I nostri genitori spesso prendono decisioni per noi e, a volte, chiedono anche la nostra opinione. La vita degli adulti è più difficile della nostra. Possono prendere decisioni che possono avere un grande impatto sulla loro carriera. Questa è la mia opinione su questo tema sul quale ho chiesto un parere anche ad altre persone di vari gruppi d’età. Da quello che ho scritto, può sembrare che ci sia tanta differenza tra gli adulti e i ragazzi. Non voglio che le persone pensino in modo negativo sia degli adulti che dei ragazzi. Ognuno di noi, adulti ragazzi, ha le proprie difficoltà, problemi e ricordi preziosi.

Andong, 17 anni - Belgio

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LoppianoLab: I laboratori visti da noi ragazzi

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Ciao ragazzi! Vi siete persi LoppianoLab quest'anno? Non preoccupatevi! I nostri ragazzi ci hanno scritto dei reseconti dei laboratori a cui hanno assistito. Sono stati degli incontri preziosi e stimolanti che invitano anche noi ragazzi a discutere e a dialogare con la nostra famiglia e coi nostri amici! Eccoli qui.

 

Famiglia 2.0 - di Andrea Valese 

Siamo a LoppianoLab, tra centinaia di persone che coesistono per, come dice il titolo dell'evento, andare "oltre la paura".
Tra i vari workshop, spicca un dibattito sul rapporto uomo-donna in relazione alla famiglia e di conseguenza in relazione alla crescita dei bambini. 4 grandi esperti hanno risposto alle nostre domande e, insieme alla grande affluenza di partecipanti, hanno sostenuto le proprie posizioni sull'argomento. 
Quello che emerge sono sicuramente le differenze tra tutte le persone presenti che, in base alla propria esperienza e alla propria cultura presentano opinioni anche contrastanti. famiglia2.JPG
Genitori single, coppie omossessuali, paternità rinnegate sono i principali temi che sono stati trattati con un'attenzione soprattutto all'influenza che queste realtà hanno sulla psiche dei bambini. Inoltre, la perdita di valori, di quadri di riferimento, che sta progressivamente portando le nuove generazioni alla perdita di punti di orientamento e al ritrovamento di questi in "ideologie" (passatemi il termine) che allontanano da quelli che sono definiti sani principi morali. Gli esperti denunciano una progressiva perdita d'identità di genere nelle ultime generazioni che porterà sempre più a una svalorizzazione della famiglia come istituzione d'amore; amore tra un uomo e una donna, poiché, come affermato durante la discussione, la diversità nella coppia è la ricchezza nella famiglia. 
Famiglia composta da due elementi affinché il figlio possa avere affianco due punti di riferimento non in conflitto tra loro e pronti a dargli un giusto modello educativo. Sfortunatamente nei casi in cui questo non possa avvenire è giusto sensibilizzare i bambini, ma soprattutto far capire l'importanza che il coniuge ha avuto nella coppia così da evitare squilibri nella sua testa.
Ma come ogni volta che si dialoga su tematiche del genere non si può arrivare a una posizione univoca, poiché non esiste una verità assoluta dal punto di vista etico-scientifico. 
Adesso la parola a voi ragazzi di oggi e genitori di domani: cosa ne pensate? cosa credete sia una famiglia e soprattutto quale è il suo futuro?


La sfida del dialogo interreligioso  - di Filippo Felici 

Il 26 settembre abbiamo avuto la grande possibilita di assistere all'incontro internazionale quale LoppianoLab, un momento di grande comunione per condividere pareri ed esperienze pratiche. Io personalmente ho partecipato al workshop sull'islam e sul dialogo interreligioso, con la partecipazione di diverse ed  importanti figure del mondo islamico, giornalistico e cristiano. L'argomento principalmente trattato è stata l'ambientazione del mondo islamico qui in italia e le diverse modalità di aiuto, specialmente per gli immigrati. Noi ragazzi siamo stati coinvolti in prima linea, perche abbiamo la possibilità di interagire con i giovani che non hanno trovato ancora un'identità italiana in diversi ambienti quotidiani quali la scuola, lo sport e il tempo libero ed aiutarli a sentirsi come a casa propria. Il loro Credo religioso può essere considerato da diverse persone un ostacolo alla socialità, ma noi dobbiamo dimostrare che non è cosi, che siamo tutti fratelli e che tutti viviamo nello stesso mondo. Come fare? Sicuramente con iniziative organizzate ma anche e prima di tutto partendo dal piccolo dei nostri giorni e dalle azioni quotidiane. Ci è stata data la dimostrazione che queste realtà di comunione e fratellanza esistono già e si stanno espandendo e che le persone coinvolte non sono né super eroi né extraterrestri, ma normali persone come noi; di conseguenza la possibilità di aiutare ed amare il prossimo è stata data a tutti e sta ad ognuno di noi coglierla in nome della fraternità universale!

Le tante periferie del mondo - di Pietro Valese

Ciao ragazzi, siamo a Loppianolab 2015, dove, come ogni anno si parla di tematiche o di avvenimenti successi negli ultimi periodi. Vi parlerò di un argomento un po' denso di significati, sto parlando del degrado delle periferie. Degli esperti di diversi campi, dal campo religioso a quello politico, e da quello medico hanno detto la loro andando a parlare di argomenti che vanno oltre la tematica generale. Si è infatti parlato dell'infanzia e su come i bambini rappresentano una fetta importante nella società. Ricollegandoci al degrado delle periferie ci hanno fatto notare la grandissima quantità di bambini nel mondo (anche nel suolo italiano) che vivono in condizioni disumane. 

 

Bene ragazzi! Ora a voi la parola: siete d'accordo con le conclusioni dei workshop o c'è qualcosa su cui vorreste aprire un dibattito? Oggi la famiglia è  davvero papà-mamma-figli o è anche altro? Avete avuto qualche esperienza dii dialogo con qualche vostro amico o compagnodi classe musulmano che volete raccontarci? O volete raccontarci una storia di periferia? Commentate sotto!



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W l'Intercultura!

Una bellissima a Torino che voglimo condividere con voi! E nella vostra città avete altre esperienze da segnalarci?

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Expo: settembre è il mese giusto!

Ciao ragazzi! Vi regaliamo un altro articolo apparso nell'ultimo di Teens! Parla di Expo, un appuntamento di cui ormai sentiamo continuamente parlare ma che ci regala sempre delle nuove sorprese. Se non siete ancora andati a Milano, settembre può essere il mese giusto, ma non indugiate: Expo finisce il 31 ottobre!! Per progettare a meglio il vostro viaggio date un'occhiata se la vostra scuola, l'università o il posto di lavoro dei vostri genitori ha istituito qualche convenzione per acquistare i biglietti a un prezzo agevolato! E se ci andate non scordatevi di scriverci!

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