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Onlus: lavorare per la vita

                                 Un viaggio tra due Onlus che lottano per garantire il diritto alla vita e la possibilità di un futuro migliore.

  

Save the Children

Eglantyne Jebb fonda Save the Children in seguito alla prima guerra mondiale e nel 1923 scrive la prima Carta internazionale dei diritti del bambino, che costituirà la base per la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989.

Nel corso degli anni la Onlus si è diffusa in 120 Paesi realizzando numerose iniziative, come quelle a favore dei bambini dei Balcani che hanno vissuto il dramma della guerra civile; dei bambini colpiti da calamità naturali come lo tsunami  in Asia o i terremoti in Giappone e nelle Filippine.

Save the Children oggi sviluppa progetti di scolarizzazione e contrasto alla povertà anche sul territorio italiano.

Dal 2014 sono stati costituiti in Italia i primi Punti Luce (centri socio educativi), per contrastare la povertà educativa. Maria Carmen Fasolo  ne è la Coordinatrice in un quartiere periferico di Palermo, San Filippo Neri: “La presenza nei territori dei “Punti Luce” costituisce una solida base di partenza per creare processi di aggregazione positivi. In un contesto caratterizzato spesso da tensione sociale e illegalità diffusa, ho la possibilità di svolgere diverse attività, tra cui laboratori di sostegno scolastico e sportivo. Oggi Save the Children è un luogo di riferimento e di aiuto per tanti bambini dello Zen”.

AFN - Azione per Famiglie Nuove Onlus

Nata nel 1998, prende ispirazione dagli ideali del Movimento dei Focolari per sostenere l’infanzia e la realtà familiare, privilegiando le situazioni più gravi per povertà e opportunità negate. Attraverso la collaborazione con le persone del luogo e in base alle loro necessità vengono create strutture come centri, scuole, che diventano un punto di riferimento per la comunità. AFN sostiene i diritti prioritari che devono essere garantiti ai bambini: a un’istruzione, un’alimentazione sana, una famiglia che si prenda cura di loro e gli voglia bene, uno spazio sicuro in cui crescere, cure mediche e sanitarie...

In questi anni AFN ha sperimentato la formula del Sostegno a Distanza, con una funzione sociale, ma anche preventiva dell’abbandono minorile consentendo ad ogni bambino di rimanere nella propria terra.

L’associazione sostiene poi, con il Progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza”, i giovani migranti che si trovano in Italia senza famiglia con percorsi di integrazione socio-lavorativa dei ragazzi.

AFN è impegnata anche nell’adozione internazionale e supporta la famiglia sia nella fase preadottiva che durante e in seguito all’adozione. Attraverso i progetti “Famiglie di cuore” si svolgono percorsi formativi per approfondire tematiche  di particolare importanza come  le origini del bambino,  l’adolescenza, l’inserimento sociale e scolastico. Le coppie trovano anche uno spazio di confronto e condivisione che favorisce tutti i naturali processi di crescita della famiglia adottiva e dei ragazzi.

Chiara Morello, 16 anni

Marco D’Ercole, 20 anni

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Intervista a Maria Carmen Fasolo di Save the Children

1. Quest’anno Save the Children compie 100 anni. Nel 1919 cos’è che ha portato alla nascita di questa Onlus che ad oggi è presente in 51 paesi del mondo? Quali sono state le prime azioni? Nel 1919 la Grande Guerra è finita, ma le nazioni vincitrici, per avere più vantaggi dai negoziati della resa, impongono alle nazioni sconfitte il blocco alimentare. I vincitori non si preoccupano dei figli dei nemici.Una donna inglese straordinaria,EglantyneJebb, arrestata mentre a Trafalgar Square distribuisce volantini con fotografie di bambini affamati austriaci, fonda allora Save the Children, per aiutare i bambini austriaci e tedeschi affamati dal blocco navale. Save the Children riuscirà a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di soccorrere tuttii bambini, compresi i figli dei nemici avendo come unico obiettivo quello di “salvarli tutti, salvarne il più possibile”. Save the Children in pochi anni diventaun’organizzazione non governativa, contraddistinguendosi per la propria indipendenza, laicità e internazionalità. EglantyneJebb nel 1923 scrive la prima Carta internazionale dei diritti del bambino che afferma che i bambini hanno dei diritti e la Comunità ha il dovere di proteggerli. Questo testo verrà adottato dalle Nazioni Unite e costituirà la base per la Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 oggi ratificata da tutti i Paesi del mondo ad eccezione degli Stati Uniti (poiché riconoscono la pena di morte anche per i minori). 2. Oggi cos’è Save the Children? Cosa è cambiato e che progetti vengono portati avanti? Nel corso degli anni, Save the Children si è diffusa in 120 paesi ed ha sempre mantenuto fede all’obiettivo originario della fondatrice: “ogni bambino affamato sia nutrito, ogni bambino malato sia curato, ad ogni orfano, bambino di strada o ai margini della società sia data protezione e supporto”. Sono state realizzate numerose iniziative quali quelle in favore dei bambini della ex Jugoslavia che hanno vissuto il dramma della guerra civile; dei bambini colpiti da calamità naturali come lo tsunami in Asia o i terremoti in Giappone e nelle Filippine; bambini che ancora oggi muoiono precocemente a causa di malattie, mancanza di cibo, bombardamenti; bambini migranti... 3. Quali sono le opportunità che Save the Children offre ai bambini di tutto il mondo? Quali sono i diritti “inalienabili”? Save the children oggi sviluppa progetti di scolarizzazione e contrasto alla povertà rivolti sia ai bambini e alle bambine dei cosiddetti paesi in via di sviluppo che a quelli che vivono sul territorio italiano. Questi progetti che coinvolgono anche numerose scuole vogliono contrastare anche le discriminazioni più diffuse quali essere omosessuali, di colore, appartenere alla comunità Rom. 4. In Italia quanto è presente e come lavora Save the Children? In Italia Save the Children è una ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) presente dalla fine del 1998 con l’obiettivo di difendere i diritti dei bambini che vivono in situazioni difficili. Illuminiamo il futuro è la campagna di Save the Children per dare Educazione, opportunità e speranza ai bambini che vivono in povertà in Italia. Dal 2014 sono stati costituiti in Italia i primi Punti Luce, per contrastare la povertà educativa. 5. Cosa fa nella pratica e come si comporta un operatore nei confronti di queste persone? Uno di questi Punti Luce si trova in un quartiere perifico della città di Palermo conosciuto come ZEN. Io ho la possibilità di operare in questo centro dove svolgiamo numerose attività tra le quali laboratori di sostegno scolastico e sportivi, corsi di cucina per le mamme, progetti per valorizzare la lettura in biblioteca, eventi pubblici tra cui il Carnevale sociale per le vie del quartiere… La mia conoscenza del quartiere e l’impegno in tante attività già realizzate nel tempo allo Zen sono state le motivazioni alla base della scelta di Save the Children di affidarmi come coordinatrice il Punto Luce che oggi è un punto di riferimento e di aiuto per tanti bambini dello Zen.

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AFN onlus – risposte alle domande di Teens

AFN - Azione per Famiglie Nuove onlus prende ispirazione dalle idealità del Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich. Dal 1998 opera con diverse attività rivolte alle situazioni di disagio familiare e all’infanzia svantaggiata. Attraverso il sostegno a distanza, realizza programmi di alimentazione, istruzione, prevenzione sanitaria per bambini e ragazzi inseriti in circa 90 progetti di 46 paesi del mondo. Ad oggi sono 8900 i sostenitori e 9700 i bambini sostenuti. Dal 2001 AFN è anche ente autorizzato per l’adozione internazionale. Ad oggi abbiamo fatto entrare in Italia 1100 bambini provenienti da 8 paesi del mondo, i quali vivono in Italia accolti da poco più di 900 famiglie. Nelle 6 sedi presenti in Italia, si svolgono diversi servizi a supporto della genitorialità adottiva (www.afnonlus.org). Come lavora attivamente AFN Onlus? Che progetti state portando avanti? b_400_0_16777215_00_images_foto_articoli_FILIPPINE-4.jpgAFN lavora con l’obiettivo di sostenere l’infanzia e la realtà familiare, privilegiando le situazioni più gravi per povertà e opportunità negate. Interviene collaborando con le persone delle comunità che vivono sulla propria pelle tali necessità. Con loro si cerca di capire qual è la risposta più adatta ai bambini e alle loro famiglie, supportando soprattutto quelle situazioni dove è possibile creare delle strutture (centri, scuole), che poi possono diventare un punti di riferimento per le famiglie e le comunità. La peculiarità di AFN è quella di aver sperimentato in questi anni la formula del sostegno a distanza che mette in contatto i donatori in maniera abbastanza diretta con i bambini e ragazzi che sostengono. Si creano dei rapporti e occasioni di scambio con persone che vivono in contesti e culture diverse e questo è un arricchimento reciproco. Il lavoro che viene fatto nei progetti in diversi Paesi del mondo, non ha solo una funzione sociale, ma anche preventiva dell’abbandono minorile e consente ad ogni bambino di rimanere nella propria terra. b_400_0_16777215_00_images_foto_articoli_BENEVIDES-BRASILE.jpgInfatti anche godere della propria cultura, delle proprie radici è un diritto e non sempre è una scelta quella di dover lasciare il proprio Pese. A volte si lascia per necessità, per un bisogno di sopravvivenza. Nello stesso spirito con cui AFN lavora con le comunità nei diversi Paesi del mondo, è anche impegnata a sostenere i giovani e i ragazzi neomaggiorenni migranti e richiedenti asilo che si trovano in Italia senza famiglia. Con il supporto di una rete di associazioni, famiglie e volontari, aziende si è avviato il Progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza” che punta a favorire percorsi di integrazione socio-lavorativa dei ragazzi, per esempio consente loro di inserirsi nel mondo del lavoro, essere indipendenti da un punto di vista economico, trovarsi una abitazione, avere degli amici, fare sport, diventare parte della comunità. Quando una famiglia sceglie di intraprendere un’adozione internazionale, quale è il procedimento per l’adozione? Un bambino può essere adottato solo dopo essere stato accertato il suo effettivo stato di abbandono. La normativa italiana stabilisce che una coppia che desidera adottare deposita la sua disponibilità all’adozione presso uno o più dei 29 Tribunali per i Minori in Italia dopo aver frequentato un corso propedeutico informativo e formativo presso i servizio sociali di appartenenza. In seguito all’iter svolto dagli psicologi e dagli assistenti sociali, che può protrarsi dai dodici ai diciotto mesi, la coppia può ottenere il decreto di idoneità che permetterà loro di conferire il mandato ad uno dei 54 enti autorizzati per le adozioni internazionali in Italia e che li seguirà durante tutto il percorso adottivo e anche dopo. Oggi in Italia entrano bambini in una fascia di età che parte dai 6 anni e anche con problemi sanitari più o meno seri. Solitamente è l’autorità competente del Paese d’origine del bambino che individua tra le domande depositate da parte delle coppie aspiranti all'adozione, quella dei coniugi più rispondenti alle caratteristiche e alle specifiche necessità dei minori in attesa di adozione. Al termine della procedura , l’autorità straniera emette un provvedimento con cui autorizza a procedere. L’ente autorizzato a questo punto trasmette il provvedimento alla Commissione per le adozioni internazionali in Italia che lo valuta e autorizza l’ingresso e la residenza del minore in Italia. Il bambino o il ragazzo diventa figlio legittimo di quella famiglia con tutti i diritti e i doveri (per approfondire http://www.commissioneadozioni.it ). Quando avviene un’adozione, AFN come supporta la famiglia e il bambino? Che continuità viene portata avanti tra la Onlus, la famiglia adottiva, il bambino e anche la famiglia di origine se presente? AFN supporta la famiglia nella fase preadottiva, formandola e preparandola all’incontro col bambino, che nel caso di un’adozione internazionale avviene nel Pese estero. Inoltre offre un sostegno alla famiglia oltre l’accompagnamento richiesto per legge nei primi tre anni dall’ingresso del bambino in Italia. Attraverso i nostri progetti “famiglie di cuore” si svolgono percorsi formativi per approfondire tematiche di particolare importanza come le origini del bambino, l’adolescenza, l’inserimento sociale e scolastico. Le coppie trovano anche uno spazio di confronto e condivisione che favorisce tutti i naturali processi di crescita della famiglia adottiva e dei ragazzi. I progetti di AFN vanno oltre l’adozione e il sostegno a distanza. Sappiamo ad esempio che state lavorando in Mozambico dopo l’alluvione che ha sconvolto questo Paese. Come ha agito AFN per affrontare questa situazione di emergenza? Nel caso in cui nelle zone del mondo si verifichi un’emergenza, quali gravi calamità causate ad esempio da alluvioni, terremoti, guerre, migrazioni,b_400_0_16777215_00_images_foto_articoli_INDIA-BALA-SHANTI.JPG AFN si attiva con fondi propri o promuovendo campagne di raccolta tra i suoi sostenitori, sia per rispondere alle esigenze del primo periodo post emergenza con acquisto di beni di prima necessità, sia intervenendo successivamente con progetti di sostegno alla ripresa della vita delle comunità locali. I progetti vanno da percorsi per la rielaborazione psicologica del trauma, attività per la ricostruzione di case o per riavviare il tessuto produttivo della zona colpita. A seguito dell’alluvione in Mozambico, dove migliaia di persone sono rimaste danneggiate e intere aree isolate, AFN, insieme ad AMU, nell’ambito del coordinamento dei Focolari, sta supportando in particolare le comunità di Beira e di Chimoio. Qui alcuni volontari gestiscono una missione di circa 500 persone che ospita un centro di recupero per tossicodipendenti (Fazenda da Esperança), una scuola, due college ed un ospedale. La missione è rimasta sommersa dall’acqua e si sta facendo il possibile per la ricostruzione e la ripresa della vita delle persone e delle attività. Abbiamo lavorato anche per altre emergenze come quelle a seguito del terremoto in Ecuador, il terremoto in Italia e l’alluvione in Kerala. Quali sono i diritti prioritari che devono essere garantiti ai bambini? Il diritto ad avere un’istruzione, un’alimentazione sana, una famiglia che si prenda cura di loro e gli voglia bene, uno spazio sicuro in cui crescere, giocare e svilupparsi, la possibilità di avere cure mediche e sanitarie. I nostri progetti danno una risposta a questi diritti dei bambini spesso violati. In alcuni Paesi si sono realizzate scuole dove tutti i bambini potessero avere accesso all’istruzione al di là della loro condizione economica. Altrove sono nati centri polifunzionali per offrire dei servizi a persone in condizioni di vulnerabilità. O ancora centri per offrire un apporto nutrizionale, cure mediche. Doposcuola affinché i bambini possano crescere e avere un rafforzamento scolastico. Oltre che a rispondere a delle esigenze concrete come queste che abbiamo detto, si lavora anche perché i ragazzi acquisiscano dei valori che li aiutino anche a cambiare la società dove vivono. Lo spirito di reciprocità che i bambini vivono all’interno dei progetti li porta, a conclusione dei loro percorsi , a volersi mettere a disposizione di loro amici, fratelli più piccoli. Così una volta cresciuti tornano nei progetti per lavorare affiancando gli insegnanti, collaborando in qualche modo col centro e diventando protagonisti per la costruzione di un mondo migliore .

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Teens protagonista al Pisa Book Festival con un laboratorio di idee

Ogni anno a novembre Pisa festeggia la lettura con il Book Festival, una manifestazione che raccoglie esposizioni, presentazioni e laboratori che hanno come protagonisti libri e riviste.

Anche su Teens si sono accesi i riflettori dell’edizione 2018, che venerdì 9 novembre ha ospitato un laboratorio di giornalismo dal titolo A caccia di notizie. Gli studenti delle scuole del capoluogo toscano sono stati i protagonisti di questa attività, che ha cercato di coinvolgere i ragazzi in una vera e propria collaborazione con la redazione del nostro giornale.

L’adolescenza è stato il tema prescelto dai giovani per lo svolgimento del laboratorio, che li ha visti trasformarsi in reporter, scrittori e disegnatori. Grazie alla preziosa collaborazione con le insegnanti, infatti, il poco tempo a disposizione per l’attività è stato messo a frutto nel migliore dei modi, riuscendo a produrre, al termine del laboratorio, ben due testi, una serie di interviste, diversi disegni e bellissime immagini originali.

Perché è bello essere adolescenti? Cosa ci fa più soffrire della nostra condizione di teenagers? Quali sono i temi cui siamo più sensibili? Queste e altre sono state le domande che i ragazzi si sono posti e che, in gruppo, hanno cercato di analizzare.

Al centro della discussione c’è stato il conflitto con gli adulti, e in particolare con i genitori: su questo i ragazzi si sono cimentati a tradurre in parole le riflessioni emerse, in immagini le scene descritte e in disegni le proprie emozioni. Così facendo, gli studenti che hanno partecipato al laboratorio di giornalismo, sono diventati una squadra di lavoro, in grado di comporre una pagina interamente autoprodotta che verrà pubblicata nei prossimi mesi da Teens.

Grande è stata la soddisfazione per tutti al termine della mattinata di lavori al Pisa book Festival, che ha dato il suo contributo a far conoscere e crescere Teens, la rivista per adolescenti, scritta davvero da adolescenti.

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Semi di una nuova economia

Intervista a MARIA FLORENCIA LO CASCIO, esperta di economia di comunione


Descrivici come funziona l'Economia di Comunione

L'Economia di Comunione è un movimento di persone e aziende che sognano un mondo giusto e fraterno, e perciò mettono in comune la propria creatività, talenti e risorse per dare risposte di fraternità al problema della povertà. Imprenditori, lavoratori, consumatori, studiosi, cittadini che vivono la cultura del dare non solo nella loro vita personale, ma anche nell’ambiente di lavoro, e anche a livello aziendale. Di fronte ad ogni situazione, ricordano che la persona e le relazioni sono la cosa più importante, e non il denaro, che è per loro un mezzo e non un fine.

L’EdC fu lanciata da Chiara Lubich durante una visita a San Paolo, in Brasile nel maggio 1991. Davanti alle diseguaglianze di quel Paese rese evidenti dai grattacieli circondati da favelas lanciò una proposta: far nascere aziende, in grado di produrre più ricchezza per averne più da condividere. Lei invitava a creare aziende che vivessero la cultura del dare con coloro che sono nel bisogno, che creassero lavoro anche per loro, fare in modo insomma che non ci sia nessuno nella povertà. Chiara diceva anche di usare parte del profitto per promuovere una nuova cultura, quella della fraternità anche nell’ambito economico. Ha detto: “Senza uomini nuovi non si fa una società nuova!”.  

In 27 anni, l’Economia di Comunione ha attirato centinaia d’imprenditori che vivono la loro impresa come vocazione e servizio per la società. Tanti studiosi hanno sviluppato teorie economiche, offrendo poi corsi e scuole, anche all’università; più di 400 giovani hanno fatto le loro tesi su EdC. Lavoratori che cercano di creare la comunione negli ambienti di lavoro.

 

Che ruolo hanno i poveri in questo progetto?

I poveri sono i protagonisti, e sono invitati anche loro a vivere la cultura del dare. Tante volte diventano anche loro imprenditori o lavoratori di comunione. Come è il caso di tanti clienti del Banko Kabayan, banca EdC delle Filippine. Quando le persone non hanno lavori stabili, è difficile che una banca presti soldi a loro. Questa banca invece, ha deciso di collaborare soprattutto con queste persone che erano escluse, e oggi l’85 % dei suoi clienti, in gran parte donne, sono microimprenditori che con il supporto e la formazione della banca hanno cominciato le loro attività produttive e vivono anche loro la cultura del dare. Un gruppo di donne clienti, col frutto del loro lavoro, ha comprato sandali per 1000 bambini della scuola del loro quartiere che è molto povero, e ora hanno aperto una mensa per bambini che sono in difficoltà. Altre, hanno coinvolto le loro famiglie e alcuni vicini nella produzione di mattoni ecologici fatti con bottiglie per costruire i muri del loro centro e allo stesso tempo, riutilizzare la plastica che da loro non viene riciclata.

 

Credi che in futuro il numero di aziende dell'EdC potrà arrivare ad un numero talmente grande da influenzare l'economia?

È vero che l’Economia di Comunione e altre esperienze con finalità simili, anche se continuano a crescere, possono sembrare ancora piccole se si guarda l’economia e i mercati del mondo. Ma la rivoluzione del Vangelo non parla di grandi numeri, ma di lievito, di sale. Negli ultimi 20 anni, il mondo parla di più della felicità delle persone, delle relazioni positive anche nel lavoro, della reciprocità. C’è anche più attenzione all’ambiente, ai diritti dei lavoratori e al come le cose sono prodotte. La terra è più fertile rispetto a prima per piantare nell’economia il seme della fraternità e della cultura del dare, nei lavori, nei supermercati, sui social… I Ragazzi per l’Unità sono esperti in questo, e quando diventeranno dirigenti politici, imprenditori, professionisti, professori, possibilmente continueranno a farlo e magari raccoglieranno la semina, forse vivranno già in un mondo dove non c’è bisogno dell’Economia di Comunione per che ci sarà già fraternità da tutte le parti.

 

Luigi Muraca, 17 anni

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Florencia Locascio (Argentina) - Coordinatrice dell’Incubating Network dell’Economia di Comunione e coordinatrice per l’organizzazione dell’evento internazionale “Economia Profetica”.
Ha una laurea in comunicazione con specializzazione in Pubbliche Relazioni presso UNR (Rosario National University – Argentina). Ha lavorato per più di dieci anni all’organizzazione di progetti relativi all’inclusione sociale e all’approccio dell’economia di comunione,nel settore pubblico e privato.

 

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DIVIETO DI SCARICO

Ogni cosa può diventare un’opera d’arte, se si è disposti ad ascoltarla

Una perla incastonata in un tronco. Una delle opere d’arte di Roberto “Ciro” Cipollone ha come soggetto un difetto della natura, una perla, che si forma a partire da un granello di sabbia entrato in un’ostrica. Ciro afferma “i difetti sono una cosa preziosa”, parla di una bellezza che nasce da questi, di oggetti in disuso che, riparati, acquistano un nuovo colore. Crea le sue opere utilizzando materiali di recupero, ma dove li trova? “A volte il materiale lo trovo andando al fiume o a fare la spesa, qualche volta si trova facilmente dove c’è scritto ‘divieto di scarico’”.

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“A cosa pensi quando crei le tue opere?”

“L’ispirazione può venir fuori dallo studio, dalla tua preparazione, ma anche dalle impressioni che hai avuto durante la giornata, dalle cose che hai letto, da un paesaggio”.

“Ti trovi mai in difficoltà nel realizzarle?”

“Quasi sempre, perché non voglio violare ciò che la natura suggerisce. La difficoltà sta nel non iniziare subito a manomettere le cose, ma lasciarle così come sono, quando parlano già di per sé.”

La cosa che mi ha colpito di più è la semplicità con cui Ciro crea le sue opere, come sa cogliere la bellezza dove nessun altro lo fa. Ciro mi ha regalato un po’ del suo mondo, dove ogni cosa può diventare un’opera d’arte, se si è disposti ad ascoltarla.

Veronica Faccio, 15 anni

Foto di Davide, 12 anni 

Intervista raccolta durante LoppianoLab 2018

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L’Economia di Comunione spiegata ai bambini

DI ANNA ROSSI , MARTINA ROSSI FONTE: CITTÀ NUOVA

Intervista all'economista Alessandra Smerilli. «Spesso mi chiedono perché una religiosa si occupa di economia e io rispondo, perché non dovrebbe occuparsene? Che cos'è spirituale che non sia anche umano?»

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Il 29 settembre 2018 ci siamo trovati al Polo Lionello Bonfanti per intervistare la suora salesiana ed economista Alessandra Smerilli. Le abbiamo chiesto di un suo sogno: trasmettere l’importanza dell’economia di comunione ai giovani e giovanissimi tramite attività interattive e spiegazioni semplici.

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Perché hai deciso di parlare a questi bambini di economia?

Per due motivi: innanzitutto perché quando mi occupo di economia mi rendo conto che se non si comincia dai bambini a parlare di cooperazione, di un’economia vissuta in un certo stile, è difficile che poi da grandi assorbano alcune cose e riescano a viverle. Infatti molte volte l’economia non viene insegnata a scuola, escludendo la conoscenza di una sfera così importante della nostra vita. In secondo luogo perché a maggio ho svolto un incontro a Roma e ho capito quanto è importante poter dialogare con loro su questi temi, anche se è molto difficile.

Hai spiegato il concetto di economia di comunione ai bambini, come ne parleresti a noi adolescenti?

Prima di tutto dobbiamo mettere insieme due parole: economia e comunione. Economia è una parola derivante dal greco che significa “gestione della casa”: si può quindi intendere anche la casa di tutti, il pianeta, quindi le regole della casa per far andare aventi la famiglia della terra, tutti i popoli. L’Economia di Comunione è un’esperienza concreta fondata da Chiara Lubich, che ha intuito che l’economia non deve solo condividere ricchezze esistenti ma cercare di produrre nuovo valore per avere una comunione a livello globale. L’idea di un’economia di comunione è quella di dividere gli utili in tre parti: una parte viene reimpiegata nell’azienda, una parte per i più poveri e una parte per la formazione di persone nuove. L’idea è semplice ma geniale. Le imprese di Economia di Comunione possono essere tutti i tipi, non importa la forma, se vive in questo spirito viene considerata un’esperienza di economia di comunione.

Come può l’Economia di Comunione aiutare alla risoluzione di problematiche quali la discriminazione o l’immigrazione?

Le aziende di Economia di Comunione nel mondo sono tante ma non tantissime, quindi non si può sperare che possano da sole risolvere tutti i problemi. Possono essere però un segno di come vivere le cose in modo diverso. Per esempio con la divisione degli utili in tre parti, si possono finanziare progetti di formazione oppure con la parte riservata ai poveri si permette l’assunzione di persone svantaggiate o la realizzazione di progetti concreti di sviluppo.

Sei diventata prima suora o economista?

Sono diventata prima una suora!

E cosa ti ha portato a intraprendere un percorso di studi sull’economia?

All’inizio non scelsi io. Pensavo infatti di realizzare il mio sogno e quindi di lavorare con i giovani, i più poveri, nelle case famiglia e invece nel mio istituto di formazione mi hanno chiesto di studiare economia. La superiora di allora (vent’anni fa) era stata molto previdente, infatti lei diceva che l’economia all’epoca non era molto importante, ma che dopo qualche anno sarebbe diventata il centro di tutto. Non era proprio quello che desideravo e allora mi sono presa una po’ di tempo per pensare, sembrava quasi mi fosse crollato il mondo addosso, però alla fine decisi di fidarmi e ci ho provato, scoprendo che l’economia mi piaceva, quindi questo è anche un messaggio ai giovani: a volte chi ci vede da fuori può avere delle idee più chiare su di noi rispetto a noi stessi. Proviamo a fidarci, anche se una cosa non ci convince del tutto. Poi io quando ho iniziato a studiare mi sono appassionata e ho deciso di proseguire il percorso capendo che l’economia va cambiata dall’interno.

Come sei riuscita a organizzare la tua vita sia a livello spirituale sia a livello professionale?

Noi nella vita viviamo tante dimensioni, la dimensione umana e quella spirituale e queste non devono andare una a scapito dell’altra. Man mano che avanzavo negli studi ad esempio, mi piaceva approfondire quello che studiavo e che vivevo anche nella mia vita interiore e quindi a provare a non viverle come due cose separate, altrimenti la vita si dissocia. Questo chiede tanto impegno: vuol dire che non posso insegnare cose diverse da quelle che sento di voler vivere come valori personali. Penso che possa comunque essere molto stimolante e che può essere una testimonianza.

Alessandra Smerilli sta riuscendo nell’ultimo periodo a unire il suo sogno: lavorare con i ragazzi e la sua professione da economista. Il suo ultimo progetto iniziato due anni fa: una Summer School (finanziata da una fondazione) che ha sede negli Stati Uniti dove la selezione di tanti di ragazzi con diverse competenze, sviluppa in tre settimane un gioco virtuale tridimensionale per educare gli adolescenti alle sostenibilità ambientale.

 

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A colazione frutta fresca o riso bollito?

Culture e identità a confronto a "Loppianolab" "Dentro ciascuno c'è la bellezza,bisogna solo trovarla" queste parole di Paolo Contini, professore di sociologia, racchiudono il senso di cercando TE nel nostro "io", laboratorio di ascolto, condivisione, dialogo e intercultura. Il 29 settembre 2018, durante il progetto "Loppianolab" tenutosi nella cittadina di Loppiano, Paolo e Beatrice ci hanno intrattenuto con un laboratorio, chiamato "cercando TE nel nostro io" basato sulle relazioni personali e con Dio. Grazie a questo laboratorio abbiamo imparato a comprendere al meglio le relazioni interpersonali e personali dell'uomo. Per approfondire il tema, abbiamo deciso di intervistare tre componenti del laboratorio: il brasiliano Plinio , la filippina Brenda e Beatrice, italiana. b_400_0_16777215_00_images_foto_articoli_IMG-20180930-WA0016.jpg -AL VOSTRO ARRIVO A LOPPIANO, AVETE TROVATO DELLE DIFFERENZE TRA VOI E GLI ALTRI?AVETE CERCATO DI SUPERARLE? P: "Arrivato a Loppiano, abitando con 6 ragazzi di nazionalità diversa ho fatto i conti con cibi, culture e lingue diverse. Ad esempio un ragazzo filippino a colazione mangiava riso bollito, mentre io preferivo la frutta. Anche al di fuori di casa mia , ho trovato persone che avevano dei pregiudizi nei miei confronti. Ma, con costanza e cortesia sono riuscito a trovare un equilibrio". B: "Quando sono arrivata, ho avvertito dei pregiudizi, e sono rimasta ferita quando hanno criticato il cibo del mio paese. Dopo un po ho capito che non mi dovevo più preoccupare, la frase che mi ripetevano spesso era: "tenere duro, sii forte". Prima di arrivare qui ho studiato italiano,ma integrarsi è stato difficile lo stesso, visto che sono molto timida.Non so quando tornerò a casa perché potranno avere bisogno di me anche da altre parti del mondo". Nell'ultima intervista che abbiamo fatto, abbiamo parlato con la focolarina Beatrice, che ci ha raccontato della sua vocazione. COME È ARRIVATA LA TUA VOCAZIONE? PER QUALE MOTIVO? "Ho iniziato il mio percorso nel 2003, mi sono innamorata ricevendo una chiamata da parte di Gesù, da qui ho aderito all' ideale di mondo unito. Un'esperienza che mi ha completamente cambiato la vita è stata quella in Burundi, dove ho vissuto per 9 anni." Plinio, Beatrice, Paolo e Brenda ci hanno fatto capire che per essere felici bisogna imparare a relazionarsi con gli altri e a fare del bene. b_400_0_16777215_00_images_foto_articoli_IMG-20180930-WA0019.jpg

Mia Longhi 12 anni  Giorgia Magnani 13 anni Manuela Muzi 16 anni Sara Patroncini 11 anni Maria Chiara Piraino 16 anni

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NELLA TERRA DEI GIRASOLI

 

 

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Liz Amaris: L'esperienza è stata spettacolare perchè ho imparato cose nuove, come la cultura di Paesi diversi, ho scoperto le lingue autoctone del Guatemala e ho fatto nuove amicizie. Abbiamo lavorato per una comunità con poche risorse idriche che vedeva la propria situazione aggravarsi per la deforestazione e la mancanza di acqua. Per alleviare questa situazione e fare qualcosa di concreto, abbiamo piantato in un luogo pubblico mille abeti che ci ha fornito il Comune.

Gaby: Era bello vedere l'unità tra tutti i Paesi della regione centroamericana che hanno partecipato. Abbiamo avuto l'occasione di conoscere Patzún, partecipando anche ad una serata culturale. Abbiamo ballato danze tipiche e conosciuto musica folcloristica. La TV locale ha realizzato dei programmi per invitare la popolazione ad unirsi a noi nella solidarietà. Come segno visibile del fatto che la fraternità è possibile, abbiamo fatto un murales.

Yirney: Abbiamo anche sperimentato nuove sfide personali come sopportare il freddo. I giochi sono stati un'opportunità per lavorare in gruppo e ci si appoggiava gli uni agli altri senza far caso alle diverse provenienze.

Juan Francisco: Noi di Panama abbiamo compreso che un mondo unito è possibile se tutti siamo disposti ad aiutarci. Scoprire nuove culture è bellissimo. Ho conosciuto una lingua che deriva da quella parlata dai Maya e si chiama Kaqchikel. Sono molto contento perchè ho imparato anche alcune parole e una canzone molto bella!

 

 

PATZÚN: Il nome deriva dalle voci "Pa", che è il prefisso del luogo, e "Su’m", che significa girasole. Patzún, allora, significa "luogo dei girasoli", un fiore che vi fiorisce tutte le estati. Questo paese di 45 mila abitanti è per maggioranza di etnia Kaqchikel (circa il 96%). Questo popolo maya ha una ricca cultura che si esprime nei costumi, nelle tradizioni e nella lingua: il kaqchikel.

 

Redazione Teens Panama

 

   TRADUZIONE IN SPAGNOLO                                                              

 

EN LA TIERRA DE LOS GIRASOLES

Los chicos/as de Centroamérica han hecho una experiencia de unidad entre distintas culturas en Patzun (Guatemala). Han constatado las dificultades producidas por la desforestación y apreciado la riqueza de la cultura de la etnia Maya Kaqchikel.

¡Hola! Tuvimos la oportunidad de participar y trabajar en el Proyecto Hombre Mundo (Teens 05/2017), en Guatemala, en una zona habitada por la etina maya Kaqchikel. Éramos 160 de Costa Rica, Honduras, El Salvador, Guatemala y Panamá (participamos cuatro: Yirney, Gaby, Liz Amaris y Juan Francisco).

Liz Amaris: La experiencia fue espectacular, porque aprendí cosas como: la cultura de distintos países, las diferentes lenguas autóctonas que tiene Guatemala, a hacer nuevas amistades, etc. También tuve la oportunidad de trabajar por una comunidad de escasos recursos que veía su situación agravarse por la falta de agua. Para ayudar a esta situación, reforestamos con pinos que nos proporcionó la municipalidad, para que en el futuro puedan dar más beneficios.

Gaby: Era muy bonito ver la unidad de todos los países de la región centroamericana que participaron. Conocimos un pueblo de Guatemala llamado “Patzún”, donde además de reforestar una colina, aprendimos algo de su cultura, sus bailes y compartimos sus vivencias. Fue una experiencia muy fuerte y hermosa. La televisión local realizó programas especiales para invitar a los habitantes a unirse a nosotros en la acción solidaria. Como signo visible para expresar que es posible la fraternidad pintamos un muro.

Yirney: Experimentamos nuevos desafíos personales como por ejemplo no podernos bañar, soportar el frío, etc., pero todo lo superábamos con la felicidad de saber que estábamos dando nuestra milla extra de amar de primeros. Los juegos fueron una oportunidad para trabajar en equipo y nos apoyábamos unos a otros, sin importar la nación.

Juan Fran: Nosotros, los de Panamá, aprendimos que un mundo unido sólo es posible si todos nos ayudamos, y los de Guatemala nos acogieron con mucho amor. Fue una experiencia inolvidable. He conocido un idioma que procede del que hablaban los Maya, se llama “Kaqchikel” ¡He aprendido algunas palabras y una canción muy linda!

                                                                                     Redacción Teens Panamá

PATZÚN: El nombre deriva de las palabras "Pa", que es el prefijo para indicar un lugar y "Su’m",que significa “girasol” . Patzún significa “la tierra de los girasoles” una flor que florece todos los veranos. En este pueblo hay 45 mil habitantes de los que cerca del 96% son de la etnia Kaqchikel. Este pueblo maya tiene una rica cultura que se expresa en sus trajes típicos, su tradición y su idioma: el kaqchikel.

 

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