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L’esperimento di uno dei nostri redattori per riuscire a... non produrre rifiuti. Come se la sarà cavata? Tutto comincia con un messaggio Whatsapp dalla redazione di Teens: “Hey ciao Luigi! Abbiamo pensato che potresti fare l’esperimento di vivere per due settimane l’esperienza zero-waste e poi raccontarci com’è andata. Buona fortuna hihihihi”. Ora, bisogna innanzitutto spiegare che cosa signica zero-waste: in italiano “zero- rifiuti” indica uno stile di vita ultra-green. Chi lo pratica, semplicemente non produce rifiuti. Di nessun tipo. Impossibile direte voi. Ecco, “impossibile” è esattamente quello che ho pensato io quando ho letto quel messaggio. Dopo lo sconforto però, ho iniziato
 a informarmi meglio per capire come fare. Ho comprato il libro “Zero-rifiuti in casa” di Bea Johnson, una donna californiana proprietaria del principale blog sullo stile di vita zero-rifiuti. All’interno del “manuale” per chi vuole intraprendere questo stile di vita, l’autrice spiega le tecniche nel dettaglio, raccontando anche la sua esperienza. Dopo aver letto i primi capitoli ho cominciato a guardare gli oggetti che avevo in casa come “futuro rifiuto” o “non-futuro- rifiuto”; ho ritirato fuori dal sottoscala la mia vecchia borraccia da montagna, riutilizzabile in eterno e ottima sostituta per le bottiglie di plastica usa e getta ed ho riesumato dagli armadi della cucina i vecchi tovaglioli di stoffa, per sostituire quelli di carta. Ogni volta che mi recavo in un negozio per comprare qualcosa mi portavo una busta da casa, e quando mi dimenticavo, rifiutavo quella usa e getta che mi forniva il commesso. Ho convinto mia madre a creare il bidone del compost, dove gettare gli scarti alimentari per farne concime. Quando dovevo portarmi dietro un panino, non lo avvolgevo nella carta argentata come sempre, ma in un panno di stoffa, annodato secondo la tecnica giapponese furoshiki, descritta nel manuale. Provare a vivere l’esperienza zero-rifiuti ha veramente cambiato il mio sguardo sulle cose materiali. Ora
 per ogni oggetto immagino una sorta di “linea della vita”, che parte dalla sua fabbricazione, passa per le mie mani e, purtroppo, nella maggior parte dei casi finisce con il suo arrivo in una discarica. Il percorso di queste due settimane mi ha fatto capire quanto sia responsabilità di noi persone comuni far sì che sempre meno cose finiscano nelle discariche. E che questo è possibile modificando il nostro stile di vita. Luigi Muraca – 17 ani

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